Scuola, in Italia uno studente su 5 non ci va. Il 30% non arriva all’ultimo anno

Pubblicato il 2 Ottobre 2009 18:52 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2009 19:35

Chiamatelo “Bigiare”, “fare sega” (Roma), “fare spago”, “lippare”,” fare filone” (Campania e Puglia), “salare”, “caliare”, “fare fuga” o, ancora, “fare berna”, “tagliare” (Torino), “bossare” (Genova), “fare manca” (Venezia) “fare forca” (Toscana), “tagliare” (Asti), o fare “lippe” (Trieste). Lo si può dire come si vuole ma il dato è questo: uno studente su cinque in Italia marina la scuola (questo è il termine in italiano).

Il dato risulta molto più alto rispetto al 4% del Giappone, ma inferiore a Paesi come Israele (45%) e Spagna (34%). A fornire  questi è un rapporto dell’Ocse del 2003 che posiziona il nostro paese a metà classifica, con un 22% di studenti che salta le lezioni.  Più complesso è il discorso della dispersione scolastica: dei 613.388 iscritti al primo anno delle superiori nel 2004-2005 risultano attualmente presenti in quinta 424.143 studenti: se ne sono quindi persi per strada 189.245, il 30,9%.

A fare i conti è la rivista specializzata Tuttoscuola, secondo la quale mettendo a confronto il dato numerico dei ragazzi iscritti al primo anno con quello degli iscritti all’ultimo, dopo un quinquennio emerge che si perdono lungo il percorso circa 200 mila ragazzi. Analizzando una serie di quinquenni si registra una dispersione scolastica che ha sfiorato il 33%, un tasso ben più alto – fa notare Tuttoscuola – di quello denunciato nei giorni scorsi dall’Unicef, secondo cui il 20% di ragazzi durante il ciclo delle superiori abbandona prima di arrivare al diploma.

In base a una ricerca analoga svolta dall’Isfol – ricorda la rivista – sono 150 mila i ragazzi tra i 14 e i 17 anni che si “disperdono” lasciando il sistema di istruzione, quello di formazione professionale o l’apprendistato. La più alta dispersione scolastica – segnala sempre Tuttoscuola – si registra negli istituti professionali: quest’anno ha raggiunto, infatti, il 45,6%, una percentuale molto elevata ma comunque diminuita di cinque punti percentuali dal 2005-2006.