Nuova stagione del cabaret educativo. Di scena: libri fantasma, aule senza banchi e scuole chiuse per la sporcizia

Pubblicato il 20 Settembre 2010 21:26 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2010 13:19

Ancora una volta la scuola italiana è iniziata col piede sbagliato. Un’altra stagione del cabaret educativo dei nostri ragazzi ha preso le mosse all’insegna del caos.  Non solo mancano le attrezzature, cosa arcinota, non solo molte scuole chiudono prima di cominciare perché non sono state pulite: a peggiorare, come ogni anno,  la nuova stagione scolastica la solita, annosa questione dei libri. Non bastavano i prezzi esagerati dei testi scolastici, il peso che grava sulla colonna vertebrale. Quest’anno, dopo la riforma “storica” del ministro Maria Stella Gelmini, i libri diventano anche fantasma. Molti alunni sono già in classe, ma non hanno ancora la lista, non sanno dove studiare.

La farsa è stata inaugurata con le date di inizio dell’anno scolastico: diverse per le strutture statali e per quelle comunali. Qui il federalismo è già realtà. Alcune amministrazioni hanno dato carta bianca alle scuole. Risultato: nella stessa città ci sono state elementari e materne che hanno ascoltato la prima campanella in giorni diversi. Per la gioia dei genitori con un figlio a casa e uno a scuola.

Per non parlare della scuola così chiamata dell’infanzia, meglio conosciuta come materna. I piccoli da 3 a 6 anni faranno orario part-time fino alla fine del mese. Chissà se il capo-ufficio concederà lo stesso “privilegio” ai genitori. Il motivo? Anche per un solo giorno di mensa a settembre il Comune vuole il pagamento dell’intero mensile. Ecco allora genitori che fanno i salti mortali per risparmiare, complici i rincari scolastici di quest’anno, con la speranza che il primo ottobre arrivi al più presto. E così si darà vita al tempo pieno. Per chi ha avuto la fortuna di rientrarci però.

Anche il cosiddetto modulo fino alle 16.30/17.00, infatti, rappresenta una delle note dolenti  della misera offerta formativa della scuola italiana. La riforma Gelmini è stata tutta un “taglio”. A farne le spese gli insegnanti, poi  studenti e genitori. Negli ultimi anni la richiesta del tempo pieno è cresciuta. Ma in molte strutture  italiane i presidi si sono visti costretti ad eliminare molte classi con l’orario pomeridiano perché molti insegnanti sono stati rimandati a casa. Mentre nelle medie e nelle elementari sono spariti i rientri settimanali.

Le sorprese non finiscono qui. C’è chi è entrato in classe e non ha trovato i banchi e le sedie. Chi invece è andato a scuola per quasi due settimane e poi una mattina ha trovato un cartello: “Chiusa perché il ministero dell’Istruzione non provvede alle pulizie”. Anche le imprese “assoldate” dal dicastero hanno provveduto a pesanti tagli al personale e non sono più in grado di garantire le pulizie e l’igiene delle strutture. Ma proteste dei genitori, dei presidi e dei sindaci non sono valse a nulla.

La vera incognita di questa stagione educativa, che somiglia sempre più a una sitcom, sono però i libri. I cari testi scolastici sono i veri fantasmi della scuola italiana. I ritardi su programmi e il ridisegno dell’offerta formativa non ha fatto altro che peggiorare il precario stato di salute della nostra scuola. Il ritardo nell’approvazione dei regolamenti ministeriali per il riordino della scuola secondaria ha creato un vero e proprio caos nell’adozione dei libri di testo alle superiori, sia per gli insegnanti, che per gli editori e, naturalmente, per le famiglie.

A marzo, infatti, ancora non si conoscevano i nuovi programmi e, non sapendo cosa i ragazzi avrebbero dovuto studiare a settembre, le case editrici hanno dovuto riformare i testi “alla cieca”, in fretta e furia. Nella confusione di programmi poco definiti, nuove materie e accorpamenti di vecchie discipline, in numerose scuole superiori i docenti non hanno potuto deliberare l’adozione dei libri in tempo.

E a questo si aggiungono i rincari, per quest’anno si parla del 4%, mentre il mercatino dell’usato assicura uno sconto del 20%. Tutte parole  al vento perché non c’è ancora nulla su cui discutere, nulla su cui scegliere. Mentre le edizioni elettroniche, obbligatorie dal prossimo anno, sembrano sempre più un miraggio. Le case editrici non hanno ancora stabilito i tempi per l’aggiornamento. Si tratta di un cambio di mentalità epocale. Netbook o iPad ancora non fanno parte della dotazione standard dello studente nella didattica quotidiana scolastica: difficile immaginare una classe dove gli studenti, impegnati in una traduzione di latino, possano consultare liberamente un dizionario caricato su un iPad.

Eppure oggi esistono progetti open-source, come Lingoes Project, che rilasciano dizionari di lingue straniere in maniera gratuita consultabili sul proprio pc, con tanto di pronuncia vocale integrata. Un sogno che francamente in questa scuola che cade a pezzi sembra più che futuro, futurismo.