Scuola, uno su tre esce dalla terza media analfabeta

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 maggio 2019 14:21 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2019 18:28
Scuola, uno su tre esce dalla terza media analfabeta

Scuola, uno su tre esce dalla terza media analfabeta

ROMA – Un alunno di terza media su tre esce da scuola analfabeta. E’ la fotografia scattata dall’ultimo rapporto Istat sugli Obiettivi per uno sviluppo sostenibile. I ragazzini italiani vengono anche promossi alle medie, in molti casi con buoni voti, ma hanno difficoltà nella lettura e nella comprensione dei testi e nel fare i calcoli.

Dal rapporto SDG (Sustainable Development Goals), spiega Repubblica, emerge che oltre un terzo degli studenti delle medie non raggiunge una competenza alfabetica neppure sufficiente ed entra in crisi quando deve decodificare il contenuto di un brano scritto. 

Secondo il rapporto il 34,4% degli studenti italiani che frequentano il terzo anno della scuola media “non raggiungono un livello sufficiente di competenza alfabetica”, riuscendo a decodificare solo brani semplici, ma non quei testi più complessi con significati impliciti. 

Il dato è anche peggiore per quanto riguarda le competenze numeriche, come la capacità di risolvere problemi complessi come quelli che si presentano poi nella vita di tutti i giorni su questioni economiche, per esempio. In questo caso è il 40% dei ragazzini ad avere carenze. Al Sud, poi, questi dati arrivano al 50%. 

Oggi, spiegano gli insegnanti, gli studenti faticano a concentrarsi nello studio perché immersi in un mondo sempre connesso e veloce, in cui non c’è più spazio per gli approfondimenti. 

“Probabilmente, il nostro insegnamento è ancora troppo scolastico – prova a spiegare a Repubblica Paolo Mazzoli, direttore dell’Invalsi -. Mentre le prove Invalsi non sono prove propriamente scolastiche, scandagliano competenze durevoli, profonde. Ecco perché, probabilmente, i ragazzi entrano in difficoltà appena si trovano di fronte alla risoluzione di problemi di realtà o nel decodificare i significati più profondi di un testo scritto”. (Fonti: La Repubblica, Istat)