Scuola, presidi contro la Gelmini: “10 milioni di euro sono troppo pochi”

Pubblicato il 24 Marzo 2010 19:59 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2010 19:59

Lo stanziamento annunciato dal ministro Maria Stella Gelmini di dieci milioni di euro per le spese ordinarie delle scuole non tranquillizza affatto i dirigenti scolastici che ritengono la cifra ”irrisoria, insignificante e inutile”. «Vorrei sfidare qualsiasi dirigente d’azienda a gestire la propria impresa a risorse zero», afferma il presidente dell’Anp (Associazione Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola) Giorgio Rembado al quale non è piaciuto affatto che il ministro dell’Istruzione abbia tirato in ballo la capacità gestionale dei dirigenti.

«Dissento totalmente. La situazione che sta a monte della decisione di molti presidi di chiedere alle famiglie un contributo – spiega – è l’urgenza di far fronte a un vero dissesto finanziario. Le scuole non hanno avuto un euro per il loro funzionamento. La cosa è cominciata nel 2000 ma nel 2008 siamo arrivati all’azzeramento totale di risorse». Quanto ai dieci milioni di euro annunciati dal ministro, considerando che in Italia le scuole sono circa 10.500, si traducono, calcolatrice alla mano, in neppure mille euro a istituto.

«Una scuola con ottocento, mille alunni e 150 unità di personale con ottanta euro al mese ci fa ben poco. E dunque anche se fosse vero l’impegno del ministro a stanziare quella cifra le scuole dovranno continuare a chiedere soldi alle famiglie per senso di responsabilità e per non chiudere». Oppure continuare ad arrangiarsi come già tanti istituti fanno: affittando le aule per set cinematografici, le palestre o i laboratori di informatica a esterni oppure affidandosi alla dea bendata attraverso lotterie e “gratta e vinci”.

«Espedienti – fa notare Rembado – che forse sono peggio delle lamentazioni di cui parla il ministro. Anch’io valuterei negativamente la richiesta di contributi alle famiglie nel caso, però, che lo Stato si assumesse le sue responsabilità. Così non è e allora a mali estremi estremi rimedi».