Scuola senza presidi, una su tre rischia di essere decapitata

Pubblicato il 24 ottobre 2011 15:48 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2011 15:50
Un momento di una lezione scolastica

Un momento di una lezione scolastica

ROMA – Una scuola su tre rischia di restare decapitata, con relativa cancellazione dei posti a concorso per presidi appena aperti. Lo rivelano i numeri della relazione tecnica allegata al disegno di legge di stabilità, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 14 ottobre e poi approdato in Parlamento per la definitiva discussione e approvazione.

Per risparmiare alcune decine di milioni, il dicastero di via XX settembre, ha stabilito che a partire dal 2011/2012 le scuole con meno di 500 alunni – di cui quasi 300 sono dislocate tra piccole isole e comuni montani – saranno sprovviste di un preside titolare, ma saranno guidate da un reggente: un capo d’istituto già al comando di un’altra scuola. L’obiettivo è quello di tagliare 1.812 presidenze e relativi stipendi, per un risparmio di circa 100 milioni l’anno. Con la norma contenuta nel ddl stabilità la sforbiciata innalza da 500 a 600 il numero di alunni per scuola, facendo saltare 3.138 posti di presidenza titolare e, in aggiunta, altrettanti dsga: la figura del vecchio segretario.

Conti alla mano ciò determinerebbe che, restando immutato il numero delle scuole, il 62 per cento verrebbe gestito da presidi “a scavalco”, oltre al fatto che vanificherebbe i sacrifici di migliaia di insegnanti che in questi giorni si stanno preparando per affrontare le prove di selezione del concorso per dirigente scolastico. Qualche mese fa, il governo ha bandito il concorso a preside mettendo in palio 2.386 posti. Poi, è arrivata la finanziaria di luglio e pochi giorni fa anche la legge di stabilità. Se si aggiunge che ogni anno, il numero di pensionamenti oscilla fra le 500 e le 600 unità, è matematicamente lecito dubitare che nel 2012 i vincitori del concorso possano avere la meritata poltrona.

La norma controversa è stata, in realtà, concepita ad arte per favorire il dimensionamento scolastico indicato dal governo e ostacolato da alcune regioni. Toscana, Emilia Romagna, Puglia, Liguria, Marche, Sicilia e Basilicata sono le regioni riottose che dovrebbero convincersi ad avviare lo smembramento delle scuole medie ed elementari e riaccorpamento dei plessi per formare istituti comprensivi con almeno mille alunni.

Altrimenti, avverte il quotidiano la Repubblica, tra meno di un anno, più del 50 per cento degli istituti potrebbero essere gestiti da presidi “part-time”.