Scuola, a settembre ore di 45 minuti? La nuova idea: studiare meno, studiare tutti

di Riccardo Galli
Pubblicato il 20 Maggio 2020 12:36 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2020 12:36
Scuola, a settembre 2020 ore di 45 minuti? La nuova idea: studiare meno, studiare tutti

Scuola, a settembre ore di 45 minuti? La nuova idea: studiare meno, studiare tutti (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Studiare meno per studiare tutti.

Accantonata l’ipotesi della didattica “mista”, con una parte degli studenti in classe e l’altra a casa davanti al computer, l’idea che va ora per la maggiore per la ripartenza a settembre della scuola è quella di ridurre le ore, portando le lezioni da 60 a 45 minuti di durata.

Questo per poter aumentare il numero di lezioni settimanali, seppur più brevi, ‘spalmando’ così gli studenti e riducendo la presenza contemporanea in classe.

Mutuando il celebre slogan degli anni ’70 ‘Lavorare meno, lavorare tutti’, il ministro Lucia Azzolina e la task force guidata dal prof. Patrizio Bianchi stanno concentrando le loro attenzioni e il loro lavoro su una nuova possibile soluzione per tornare in classe.

L’idea dell’alternanza scuola/didattica a distanza è stata abbattuta dal fuoco incrociato delle critiche oltre che della complessità e dall’onerosità di dover connettere e cablare tutte le aule di tutte le scuole del Paese.

Senza tener conto della difficoltà per le famiglie che, riprendendo a lavorare, avrebbero dovuto gestire i figli a casa una settimana sì e l’altra no.

Partendo dall’assunto che per tornare a scuola bisognerà ridurre la densità di studenti nelle classi, la nuova piattaforma su cui si lavora è quella di moltiplicare le ore.

Non aumentandole, non aumentando l’orario di lavoro degli insegnanti con, magari, metà classe la mattina e metà il pomeriggio.

Ma accorciandole. Detta così l’idea sembra quanto meno astrusa, ma non è così.

Se consideriamo infatti che prima del coronavirus l’orario scolastico era fatto di 30 ore settimanali, accorciando le ore alla soglia dei 45 minuti, ogni settimana i professori avrebbero un quarto di lezioni in più a disposizione.

Così, ad esempio, una classe potrebbe essere divisa in due gruppi che si alternerebbero in classe e ognuno avrebbe 20 ore di lezione, mentre le altre 10 potrebbero essere fatte di materiale e lavori a distanza.

Una soluzione destinata solo ai più grandi. Per la scuola dell’infanzia e la primaria l’idea sarebbe quella di assumere almeno il dieci per cento di supplenti in più, per un solo anno però.

Assunzioni a cui andrebbe unita la ricerca di nuovi spazi perché, evidentemente, i nuovi insegnati, per mantenere il distanziamento, dovrebbero avere a disposizione nuove aule. Un modello teoricamente efficace.

Ma proprio nell’avverbio teoricamente si nasconde un’insidia per chi è chiamato a trovare una soluzione e ancora non c’è riuscito: in molti istituti, in molte scuole già oggi le ore non sono di 60 minuti ma di 55 o 50.

Minuti limati per far spazio alla ricreazione o limati già in passato per inserire una materia in più al giorno. Ed è chiaro che limando troppo l’ora si finisce col cancellarla.

La soluzione ideale per tutti d’altronde sarebbe quella di aumentare i docenti, dimezzare le classi e utilizzare spazi alternativi. Ma per fare questo occorrono fondi che allo stato non sembrano esserci.