Scuola: troppi supplenti, un esercito di 200mila, uno su 4. E i presidi chiamano anche i non laureati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2019 11:52 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2019 11:52
Scuola, supplentite cronica: 200mila quest'anno

Una supplente fa lezione

ROMA – Saranno quasi 170 mila i supplenti nell’anno scolastico già partito in alcune regioni, prossimo a iniziare in altre, in pratica 1 docente su 5 è precario. Secondo i sindacati la cifra è approssimata per difetto, loro calcolano 200mila supplenti, contando tutti coloro che insegneranno pur non essendo di ruolo (sicché la quota di precari e comunque non abilitati sale a 1 su 4). I docenti italiani sono oltre 800 mila.

Supplentite cronica aggravata da quota 100

I calcoli sono presto fatti: 58mila circa sono i posti risultati disponibili per i quali l’ex ministro del’Istruzione Marco Bussetti ha chiesto l’immissione in ruolo. Tuttavia ogni anno mancano gli aspiranti, soprattutto per le cattedre di sostegno. I sindacati calcolano che circa 28 mila posti rimarranno senza assunzioni. Quota 100 poi ha peggiorato il quadro. A seguito dei pensionamenti con il provvedimento del governo, ai pensionamenti ordinari si stanno aggiungendo oltre 20 mila cattedre. C’è infine la quota di supplenze ‘tradizionali’ che ogni anno si aggira intorno alle 100 mila. Nell’anno scolastico passato, i supplenti erano stati 150 mila circa.

I presidi chiamano prof non ancora laureati

Il quadro è difficile al punto che i presidi, pur di avere docenti nelle aule, stanno procedendo ad attingere personale con la cosiddetta ‘messa a disposizione’ (Mad) che permette di cooptare, in caso di necessità, anche studenti diplomati non ancora laureati. Il fenomeno si sta diffondendo al nord, laddove i presidi, soprattutto in alcune discipline tecniche e nel sostegno, non hanno le figure di docenti laureati.

“Il problema c’è, non è diffuso numericamente ma è comunque rilevante – osserva Maddalena Gissi, leader della Cisl Scuola – I dirigenti scolastici possono arrivare a pescare neodiplomati tra le messe a disposizione in alcune discipline tecniche e informatiche, laddove è difficile trovare, per esempio, l’ingegnere pronto a insegnarle; non succede di certo che un diplomato sostituisca il docente laureato in materie come la matematica”.

Un infermiere come insegnante di sostegno

Già lo scorso anno, ci fu il caso di un diplomato infermiere che svolse il ruolo di insegnante di sostegno. Anief evidenzia che si è allungata la lista delle regioni, come Veneto, Lombardia e Piemonte, ma anche del Sud, come Sardegna, Abruzzo e la Sicilia, con sempre più graduatorie ad esaurimento e di merito prive di candidati. “Il reclutamento dei docenti precari – dice il presidente del sindacato, Marcello Pacifico – è così male organizzato che pur in presenza di una mole altissima di precari storici, non tutti sotto contratto, i dirigenti scolastici, per coprire le tante cattedre vuote, si stanno rivolgendo agli studenti non ancora laureati che hanno prodotto una semplice domandina alle scuole con il sistema, nemmeno previsto dalla legge, della ‘messa a disposizione'”.

E nel 2020 sarà peggio

Per Gissi la colpa è anche delle Università che non organizzano un numero sufficiente di corsi per la preparazione dei docenti, soprattutto di sostegno. Nei fatti, il rischio è che con i mesi la situazione possa ulteriormente peggiorare: se il decreto Salva precari non verrà approvato definitivamente e i concorsi slitteranno, come sembra, al prossimo anno, all’inizio dell’anno scolastico 2020-2021 i precari saliranno a quota 200 mila. Mai sono stati così tanti. (fonte Ansa)