Scuola, test d’ingresso anche al liceo? Idea choc contro il boom di iscritti

di Daniela Lauria
Pubblicato il 19 Marzo 2013 - 09:46 OLTRE 6 MESI FA
Scuola, test d'ingresso anche al liceo? Idea choc per far fronte al boom iscritti

Scuola, test d’ingresso anche al liceo? Idea choc per far fronte al boom iscritti

ROMA – Test d’ingresso anche al liceo? E’ l’idea choc pensata da molti presidi per far fronte al boom di iscritti. “Non c’è spazio per tutti, così avremo gli studenti migliori”. Ma è già polemica, la Cgil è sul piede di guerra: “E’ vietato, denunceremo queste iniziative”.

Finora appannaggio delle università per far fronte alle richieste di iscrizione nelle facoltà più inflazionate e orientare il merito, i test d’ingresso approdano anche al liceo e la sfida si annuncia ardua. Tra gennaio e febbraio sono già numerosi i licei, linguistici, istituti tecnici e convitti che hanno fissato prove di matematica, italiano, inglese, tedesco, logica, musica…la preparazione richiesta ai giovani studenti di terza media è piuttosto elevata.

Non si tratta di veri e propri test di ingresso ufficiali, ma i risultati serviranno comunque ai presidi delle scuole superiori per selezionare i propri iscritti in base al merito, alle conoscenze e alle attitudini.

L’ultimo caso, riporta il quotidiano la Repubblica, all’Istituto tecnico e liceo di scienze applicate di Mantova. La preside Cristina Bonaglia si giustifica: “Siamo oltre i trenta alunni per ognuna delle nostre sei prime classi, troppi. Faremo come all’università: prova di ammissione e numero chiuso. Useremo il criterio della meritocrazia come ha già deciso il consiglio d’istituto, Invito i genitori a non allarmarsi”.

Sarà ma la meritocrazia all’ingresso, in età dell’obbligo, rischia di creare un inedito pericoloso nella scuola pubblica. E Mantova è solo l’ultimo caso: il liceo europeo Altiero Spinelli di Torino propone il test dal 2007. Qui la prova selettiva c’è anche alle medie: chi vuole entrare allo Spinelli deve sottoporsi a un test già dalla quinta elementare.

La logica non è solo quella di canalizzare l’ingresso mediante graduatoria: nell’offerta formativa della scuola si legge espressamente che i test servono a “fornire uno strumento per la formazione delle classi”. Intelligenze omogenee, per non rallentare la corsa dei migliori.

Repubblica riporta anche il caso del convitto Umberto I di Torino. I test, si legge sul sito, si sono svolti a gennaio “per motivare maggiormente i futuri alunni del liceo”. Le griglie di valutazione verificheranno “la capacità di attenersi alle consegne e di concentrazione, la velocità, la conoscenza della lingua italiana e dei rudimenti di quella inglese, le conoscenze logico-matematiche, le capacità di organizzazione del lavoro”.

Logica micidiale, le cui implicazioni di discrimine non sono poche. Carmela Palumbo, direttore generale del ministero dell’Istruzione, ammette: “I test d’accesso per scremare sono discutibili, ma per ora limitati. Nelle circolari diffuse abbiamo chiesto ai consigli d’istituto di non selezionare sotto il profilo meritocratico, in una scuola e in una classe ci devono essere tutti i livelli di conoscenza“. In tal senso, si sono orientate altre scuole, come il liceo classico D’Azeglio di Torino che si affida a un sorteggio o il Virgilio di Roma che per la sezione internazionale richiede la media dei voti delle scuole medie.

Intanto Gianna Fracassi, segretaria nazionale della Cgil scuola, attacca: “Siamo pronti a denunciare le scuole che allestiscono test d’ingresso per le prime superiori. Siamo in piena scuola dell’obbligo e ogni criterio meritocratico, qui, è solo un danno per gli alunni”.