Sea/ Giuseppe Bonomi, il signore degli aeroporti. La “missione delicatissima” a Dubai mentre il figlio era in prigione per detenzione di droga

Pubblicato il 29 Luglio 2009 11:00 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2009 11:00

RO150708ECO_0065Il nome di Giuseppe Bonomi è sinonimo di aeroporti. Da due anni è alla guida della Sea, in passato ha diretto Alitalia e prima ancora Linate e Malpensa.

Leghista, amico intimo di bossi, Bonomi ricopriva in Sea il doppio incarico di presidente e amministratore delegato. Conflitto di interessi che non è sfuggito alla Corte dei conti e risolto dall’azienda con la cancellazione della carica di ad e la nomina del manager alla qualifica di direttore generale. Per il disturbo, Bonomi ha anche ricevuto un “ritocco” dello stipendio passato da 560 a 650.000 euro all’anno.

Per gli affari più delicati, il manager ha due fidi consiglieri, Cosimo Giu­lio De Metrio,  supervisore e vice direttore,e Fabio Mangini, reponsabile di tutte le forniture e gli appalti di Sea. Proprio i due collaboratori andarono a Dubai, a maggio per 2008 per una “missione delicatissima”. Ufficialmente si trattava di perfezionare un accordo commerciale con la compagnia Emirates per moltiplicare i voli verso Malpensa.

Solo che quell’accordo esisteva già. Era stato annunciato, con tanto di conferenza stampa, dieci giorni prima. Per pura coincidenza, a maggio, a Dubai si trovava anche il figlio di Bonomi, Filippo. In carcere, perché pizzicato con uno spinello durante uno scalo tecnico.

A Dubai, sulla droga hanno la mano pesante. Proprio qualche giorno dopo la missione, però, le autorità saudite hanno “improvvisamente” approvato un provvedimento che alleggeriva le pene per la detenzione di stupefacenti. E il figliol prodigo ha potuto far rientro a casa cavandosela con un mese e mezzo di cella.

La Sea, intanto, sembra ruotare sempre più in orbita Lega. Tra i soci ci sono anche il Comune di Milano, con l’85% del capitale, e la Provincia, che è il secondo azionista con «appe­na » il 14,5% delle azioni che, però, non ha mai avuto un consigliere, né voce in capito­lo.

Anche per questo Guido Po­destà, appena insediato alla presidenza della Provincia di Milano vuole infrangere il tabù e ottenere, finalmente, una  presenza nel con­siglio di amministrazione della Sea.

Difficile però, che si possa scalfire il potere di Bonomi, saldo alla cloche nonostante Sea, nel 2008, anche a causa della vicenda Alitalia, abbia visto il proprio utile precipitare da 34 a 1,8 milioni.