Sea Watch, Carola Rackete: “La mia solo disobbedienza. Ho sbagliato manovra”. E l’Olanda la scarica: “Poteva andare in Tunisia”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 30 giugno 2019 10:32 | Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2019 10:32
Sea Watch, Carola Rackete: "La mia solo disobbedienza. Ho sbagliato manovra". E l'Olanda la scarica: "Poteva andare in Tunisia"

Sea Watch, Carola Rackete: “La mia solo disobbedienza. Ho sbagliato manovra”. E l’Olanda la scarica: “Poteva andare in Tunisia”

ROMA – “Non è stato un atto di violenza. Solo di disobbedienza. Ma ho sbagliato la manovra”. Così Carola Rackete torna a chiedere venia per lo speronamento alla motovedetta della Guardia di Finanza, durante l’attracco della Sea Watch al porto di Lampedusa. Lo fa, tramite i suoi avvocati, in una intervista al Corriere della Sera, dopo che aveva già chiesto scusa in caserma al momento dell’arresto.

E intanto l’Olanda, il Paese di cui batte bandiera la Sea Watch 3, la scarica. In una lettera in risposta al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, la segretaria di Stato olandese all’Immigrazione, Ankie Broekers-Knol, ha criticato la scelta della comandante Rackete di dirigersi verso Lampedusa, osservando che sarebbe “potuta andare in Libia o in Tunisia”.

Ora Carola Rackete si trova ai domiciliari e non può rilasciare dichiarazioni, ma tramite i suoi avvocati ricostruisce i motivi che l’hanno indotta a forzare il blocco e la dinamica dell’urto alla motovedetta. “E’ stato un errore di avvicinamento alla banchina”, dice. “Non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Per questo ho già chiesto scusa e lo rifaccio: sono molto addolorata che sia andata in questo modo”, ha insistito.

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“La situazione era disperata – fa sapere la trentunenne tedesca -. E il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione. Avevo paura”, “da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si potesse gettare in mare. E per loro, che non sanno nuotare, significa: suicidio. Temevo il peggio”, ma “mai, mai, mai nessuno deve pensare che io abbia voluto speronare la motovedetta della Finanza”, “ho compiuto un errore di valutazione nell’avvicinamento alla banchina”.

“Non potevo continuare a rischiare che andassero avanti gli atti autolesionistici. Però ho tentato di avvertire”, spiega, “ho chiamato più volte il porto, ma nessuno parlava inglese. Ho comunicato che noi stavamo arrivando”.

Il padre di Carola, Ekkehart Rackete, sempre in un’intervista al Corriere ha detto di aver parlato alla figlia: “Mi ha detto che stava bene, che era stata arrestata e verrà interrogata lunedì, ma che era serena e anch’io non devo preoccuparmi, perché è tutto a posto”. “Le cose ora seguiranno il loro corso, ma alla fine l’Italia è una democrazia, per cui ho piena fiducia nelle vostre autorità”.

Lui comunque non andrà a Lampedusa (“Credo che Carola saprà cavarsela da sola”) ma difende le scelte della figlia: “Credo che in ogni caso ci abbia riflettuto a lungo, e alla fine sia stata la cosa più giusta”. Per il futuro, il signor Ekkehart assicura che “farà il diavolo a quattro per dissuaderla a partire di nuovo con la Sea Watch” pur sapendo che “è inutile dirle cosa fare, perché prende da sola le sue decisioni, del resto ha 31 anni. Ed è anche vero però che finora non ha mai fatto nulla di sbagliato”. (Fonte: Corriere)