Sentenza omicidio del poliziotto Lino Apicella durante una rapina: tre condanne per omicidio volontario

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 8 Giugno 2021 9:48 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2021 9:48
Sentenza omicidio del poliziotto Lino Apicella durante una rapina: tre condanne per omicidio volontario

Sentenza omicidio del poliziotto Lino Apicella durante una rapina: tre condanne per omicidio volontario (Foto Ansa)

E’ arrivata la sentenza per l’omicidio del poliziotto Lino Apicella. L’agente fu ucciso mentre tentava di sventare una rapina a Napoli nel 2020. Per quel delitto sono arrivate tre condanne per omicidio volontario.

Sentenza omicidio poliziotto Lino Apicella: tre condanne

La Corte di Assise di Napoli ha ritenuto colpevoli di omicidio volontario i tre ladri, di etnia rom, che la notte del 27 aprile 2020, a Napoli, dopo avere tentato di svaligiare il bancomat di una banca, provocarono la morte dell’agente scelto Pasquale Apicella. Lino, 37 anni, era impegnato con i colleghi a bloccare la loro fuga.

I tre condannati hanno rispettivamente 41 anni, 28 anni, e 40 anni. Sono stati condannati rispettivamente a 26, 18 e 18 anni di reclusione. I tre, per seminare la Polizia, usarono la loro Audi come un’arma, scagliandosi a fortissima velocità contro la “pantera” a bordo della quale c’era Apicella, uccidendolo.

I reati contestati ai tre ladri

L’ultimo componente la banda, quello di 24 anni, è stato giudicato con il rito abbreviato e già condannato a sei anni di reclusione ma per reati minori. Per i giudici della terza Corte di Assise (presidente Lucia La Posta) i tre sono colpevoli di omicidio volontario, oltre che di tentata rapina, tentato furto, lesioni dolose e ricettazione.

I tre, quella tragica notte, tentarono di tutto, durante l’inseguimento, per cercare di liberarsi delle forze dell’ordine. La Corte di Assise ha parzialmente accolto le richieste dei sostituti procuratori di Napoli Cristina Curatoli e Valentino Battiloro, che hanno coordinato le indagini insieme con il procuratore aggiunto Rosa Volpe.

Presente, in aula, Giuliana Ghidotti, la moglie di Apicella, difesa dall’avvocato Gennaro Razzino, di recente entrata in Polizia dopo avere frequentato un corso riservato ai familiari delle vittime del dovere presso la Scuola Allievi di Caserta, e i familiari dell’agente.

Oltre a Giuliana Ghidotti al processo si sono costituiti parte civile i genitori e le sorelle di Pasquale. Vennero invece rigettate le istanze del Ministero dell’Interno e del Comune di Napoli, giunte in ritardo.

La moglie di Lino Apicella è entrata in Polizia

“Quando metto la divisa mi sento più vicina a lui”. Non è stata una scelta facile, per Giuliana Ghidotti, indossare la divisa della Polizia di Stato. Una divisa che aveva cucita addosso il marito, l’agente scelto Pasquale Apicella, ucciso il 27 aprile 2020, a Napoli.

Giuliana ammette che fare quella scelta, diventare un poliziotto, è stato difficile. Un’opportunità per molti che è diventata una scelta d’amore per lei. “L’amore di Lino per la Polizia era così forte – ricorda – che rifiutare di diventare anch’io un agente sarebbe significato mancargli di rispetto. E allora ho accettato”.

Ed è stato così che Giuliana, dopo avere frequentato un corso riservato ai familiari delle vittime del dovere presso la Scuola Allievi di Caserta, è diventata un agente della Polizia di Stato. E per far capire bene quanto Lino teneva alla giustizia e alla legalità rivela che il figlio, già all’età di tre anni, conosceva a memoria la storia del giudice Giovanni Falcone: “Gliel’ha raccontata il padre e lui ancora oggi la conosce a memoria: questo era mio marito”.