Sentenza Torino: gli schiavi di Hitler non vanno risarciti

Pubblicato il 23 Ottobre 2009 16:18 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2009 16:27

Campo di lavoro nazista

Il giudice del tribunale di Torino ha respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da 150 ex deportati nei campi di lavoro della Germania nazista. Secondo il magistrato Francesco Eugenio Rizzi, «la deportazione e l’assoggettamento al lavoro forzato in condizioni di schiavitù non sono reati contemplati nè dal codice penale nè dal codice militare di guerra».

E, aggiunge il giudice, anche se si trattasse di reati, sarebbero da considerarsi prescritti perchè il limite di prescrizione per tutti quei reati che non prevedono l’ergastolo è di 20 anni.

La sentenza sconcerta l’avvocato Luca Procacci, promotore della richiesta di risarcimento (un milione di euro che la Germania avrebbe dovuto versare per ogni singolo ex deportato) e autore di un libro, “Il male dimenticato”, sulla vicenda.

Per il legale «non è ancora finita. L’ultimo treno della giustizia non si fermerà al tribunale di Torino». Amareggiati, ovviamente, i diretti interessati: per per Maurilio Borello, 85 anni e 13 mesi nel campo di lavoro di Gaggenau, «a questo mondo non c’è giustizia». Duro, invece, Ottavio Allasio, 81 anni, deportato a Schirmen Vorbuc: «Questa sentenza è schifosa, non ho paura di dirlo. Mi processino pure con quello che ho passato non ho certo paura di questo. La sentenza dimostra che la vita umana vale solo quando porta convenienza a qualcuno».

Chiude il giro delle contestazioni alla sentenza il leghista Roberto Cota, che segue la vicenda da tempo: «Che un tribunale faccia venir meno il principio di umanità e inviolabilità dei diritti dell’uomo in nome di un tecnicismo giuridico delude tutti coloro che credono nella giustizia».