Sentenze tributarie pilotate: 17 arresti a Bari

Pubblicato il 3 Novembre 2010 20:01 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2010 20:30

Le sentenze della commissione tributaria pugliese sarebbero state pilotate dal pagamento di tangenti: è per questo – secondo l’accusa – che il 98% delle decisioni era a favore delle imprese che impugnavano le contestazioni milionarie sollevate dall’Agenzia delle Entrate.

E’ quanto emerge dall’indagine della Guardia di Finanza di Bari che stamani ha portato all’arresto di un giudice tributario, Oronzo (detto Sandro) Quintavalle, di altre 15 persone tra imprenditori, commercialisti, funzionari della commissione tributaria regionale, e dell’avvocato Alessandro Carbone.

Tra gli arrestati finiti ai domiciliari c’è anche il capogruppo di Alleanza per l’Italia (Api) al Comune di Bari, il commercialista Donato Radogna.

Per altri cinque giudici tributari, indagati a piede libero (Aldo D’Innella, un magistrato in pensione di 72 anni, Francesco Ferrigni, di 70, Vittorio Masiello, di 73, Francesco Paolo Moliterni, di 67, e Giuseppe Savino, di 71), la procura ha chiesto al gip l’interdizione dalla professione.

5 x 1000

Il sistema corruttivo avrebbe causato un danno all’Erario per oltre 100 milioni, pari all’ammontare delle sentenze favorevoli alle imprese che avevano evaso il Fisco e che, in primo grado, non avevano avuto ragione dalla commissione tributaria e si erano adoperate per aggiustare il processo d’appello.

Nel corso dell’operazione le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni mobili e immobili per 200 milioni di euro tra cui complessi aziendali, appartamenti e terreni e hanno notificato avvisi di garanzia a nove società indagate in base alla legge sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (Ingross Levante, Duo Salus, Rb Progetti, Oleificio cooperativo coltivatori diretti, Giovanni Putignano e figli, Consorzio Coiba trasporti di Vito Mariella, Societa’ lavorazione tessuti, Il truciolo e Mcm).

Al centro dell’indagine c’è il giudice tributario ‘Sandro’ Quintavalle (commercialista di professione), accusato di numerosi episodi di corruzione. Uno di questi riguarda presunte tangenti e utilità ottenute dal commercialista Gianluca Guerrieri (anche lui arrestato) che ha permesso al giudice di ottenere incarichi in collegi sindacali, lattine di olio, biancheria intima e incarichi di consulente della procura di Bari in tre procedimenti, in cambio della decisione favorevole (depositata nell’aprile 2009) nella controversia tributaria davanti alla commissione regionale per la societa’ ‘Ingross Levante spa’ per un importo di circa 59 milioni di euro per gli anni d’imposta 1999-2003.

Era proprio Quintavalle – secondo l’accusa a far capire ai suoi interlocutori come bisognava comportarsi e a ”organizzare la giostra”. Eloquente – secondo l’accusa – è la conversazione intercettata nello studio del giudice tra Quintavalle e l’avv.Alessandro Carbone mentre i due parlano della corruzione di altri pubblici ufficiali coinvolti nell’indagine sulle sentenze truccate.

Dice Quintavalle: ”e non devi dire niente… devi dare la busta con i soldi! (battito di mani) … hai fatto tutto…”. E aggiunge: ”Non è che là puoi andare a dire alle persone mettiamoci a socio… se vai a fare un discorso del genere… poco poco vai a fare… poco, poco vai a fare un discorso del genere… al risultato… loro… è perso.. sai perché? (dialetto).. dai 4.000… dai 3.000 euro si… dici ‘me’ allora quant’è… un milio.. un milione e mezzo… dammi diecimila euro…”’.

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