Sequestri di mafia, quando il boss ha il pallino dell’arte

Pubblicato il 29 maggio 2010 15:48 | Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2010 15:48

882 furti di opere d’arte, 13.219 oggetti trafugati, 1.220 persone indagate, 45 arresti. E ancora: 19.043 beni culturali sottratti illecitamente e recuperati. Sono alcune cifre che compongono la costellazione dei beni culturali sotrratti alle mafie e contenuti nel rapporto Ecomafia 2010 stilato ogni anno da Legambiente.

La mafia, si sa, non è più composta da solo da boss-contadini con la coppola, ma da una nuova generazione “in giacca e cravatta”, con gusti culturali anche piuttosto elaborati. Naturale, quindi, che gli appetiti di questa nuova classe egemone delle cosche si lanciassero sul business dell’arte. Capita sempre più spesso, infatti, che i carabinieri operino sequestri nelle case dei mafiosi scoprendo reperti archeologici o tele antiche frutto di furti, traffici illeciti o riciclaggio di denaro sporco.

Tra gli oggetti preferiti dai boss quadri, monete antiche, armi d’epoca, libri antichi e beni legati alla Chiesa. I furti vengono compiuti soprattutto nelle case, nelle chiese e nei musei. Tra le Regioni più colpite Lazio e Toscana.