Sequestro e violenza di e su donna costano…obbligo di dimora!

di Lucio Fero
Pubblicato il 10 Settembre 2019 9:04 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2019 9:04
Ragusa. Sequestro e violenza di e su donna costano...obbligo di dimora!

La violenza di Ragusa ripresa dalle telecamere (foto Ansa)

ROMA – Sequestro e violenza di e su donna costano di fatto niente meno che…obbligo di dimora! Non importa quel che dicono astratte leggi, la concreta realtà è che spesso in galera non si va. Ce lo attesta la storia dello stupratore di Ragusa: un anno fa condannato a 4 anni e 8 mesi, l’altra sera in strada, libero di sequestrare e stuprare, come ogni giorno trascorso dall’anno della condanna.

Obbligo di dimora, neanche arresti domiciliari. Obbligo di non cambiare indirizzo, residenza. Questa di fatto la pena per aver realizzato uno stupro. Galera, cella? Qualche giorno subito dopo l’arresto. Il tempo che un magistrato a norma di legge disponga la non misura cautelare in carcere, insomma il non dover stare in carcere lo stupratore. Poi, da uomo libero, il processo. Poi, da uomo libero, la condanna.

Quattro anni e otto mesi di carcere non sono pochi, la galera non deve essere comminata a quintali. Quattro anni e otto mesi sono, se fatti, una pena davvero afflittiva. Ma sono quattro anni e otto mesi tutti e solo di carta. Lo stupratore, a questo punto non presunto ma reo e condannato, in galera non ci va. La sua galera si chiama domiciliari, insomma dovrebbe subire restrizioni, peraltro non eccessive, alla sua libertà stando a casa.

Poi, presto, anche i domiciliari sfumano, evaporano. L’avvocato fa appello e in attesa dell’Appello gli arresti domiciliari si trasformano in semplice obbligo di dimora. Insomma obbligo di far sapere alle autorità di sicurezza dove sta, dove vive. Non certo un ostacolo, anzi nessun ostacolo a ripetere il reato. E infatti lo stupratore condannato, ma libero di bissare quando gli scatta la voglia, la voglia se la fa rivenire. Blocca una donna in strada, le racconta di una inesistente moglie che sta malissimo, le sottrae il telefono con l’inganno, le prende il portafoglio, legge nome e indirizzo, la minaccia, minaccia la sua famiglia, le ruba i soldi, la violenta.

Quindi, con una certa coerenza, lo stupratore condannato, ma libero di ripetersi, le racconta dei suoi fatti privati e quindi la violenta ancora. Infine si fa riaccompagnare a casa dalla vittima. Con una certa coerenza, perché lo stupratore di Ragusa ha imparato dalla sua vicenda giudiziaria che si può fare, si può restare impuniti. Ha imparato che sequestrare e violentare una donna costa l’obbligo di dimora. Ha imparato che la vittima lo può anche riportare a casa, identificare, denunciare. A lui non succederà gran che, non la galera certamente.

Infatti le autorità di polizia sono convinte che nell’anno trascorso da libero a norma di legge lo stupratore abbia stuprato, invitano donne a denunciare, cercano altre vittime. Forse nella convinzione che un numero plurimo di aggressioni, sequestri e violenze faccia, per la legge italiana e per le sentenze che ne dovrebbero conseguire e anche per la realtà, cumulo. Cumulo in grado di fare galera vera per lo stupratore. Forse.

Forse perché se il sequestrato è un uomo, se chi subisce aggressione fisica e viene percosso è maschio, allora è molto più probabile l’aggressore un po’ di galera vera la faccia. Non sta scritto in nessuna legge, anzi le leggi dettano il contrario. Però in Italia, anni 2018/2019, aggressione e stupri costano al condannato niente meno che…obbligo di dimora!