Serena Mollicone, l’Arma dei Carabinieri parte civile al processo per omicidio

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2020 19:36 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2020 19:36
Serena Mollicone, l'Arma dei Carabinieri parte civile al processo per omicidio

Serena Mollicone (Ansa)

ROMA  –  L’Arma dei Carabinieri e il ministero della Difesa saranno parte civile nel processo sull’omicidio di Serena Mollicone, così come lo sono stati nel processo sulla morte di Stefano Cucchi. Ma ci vorranno ancora altri due mesi per sapere se i cinque indagati saranno rinviati a giudizio con la pesantissima accusa di essere coinvolti nella morte della studentessa di Arce (Frosinone) trovata senza vita nei primi giorni di giugno del 2001 in un boschetto di Anitrella (Frosinone).

E’ stata questa la decisione del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino, Domenico Di Croce, che mercoledì 15 gennaio si è espresso solo sulla costituzione di parte civile. Potrebbe quindi essere marzo il momento in cui si conoscerà il destino processuale del maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano.

Mottola, i suoi familiari e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio. Per Quatrale inoltre si ipotizza anche l’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre l’appuntato Francesco Suprano deve rispondere di favoreggiamento.

“Non c’entriamo nulla con questo delitto e abbiamo le prove per dimostrarlo in aula. Speriamo che i veri colpevoli vengano individuati”, hanno ribadito pochi giorni fa il maresciallo Mottola e i suoi familiari, assistiti dall’avvocato Francesco Maria Germani.

L’udienza di oggi è stata quindi dedicata alla costituzione delle parti civili, tra cui prima di tutti quella del papà di Serena, Guglielmo, ancora grave dopo il malore che l’ha colpito prima di Natale. L’uomo, 71 anni, è tuttora ricoverato a Frosinone in rianimazione. A rappresentarlo l’avvocato Dario De Santis.

Per la Procura di Cassino la giovane Serena morì dopo essere stata spinta contro una porta dentro la caserma dei carabinieri di Arce forse dopo un litigio con il figlio di Mottola, Marco.

La ricostruzione del delitto tratteggiata dalla perizia medico-legale indicò una compatibilità tra lo sfondamento della porta dell’alloggio della caserma dei carabinieri di Arce e la frattura cranica riportata dalla studentessa diciottenne.

Fu inoltre accertata la “compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma”, aveva spiegato il procuratore di Cassino, Luciano D’Emmanuele.

La svolta nelle indagini fu la perizia del Ris che rilevò come il corpo di Serena, ormai senza vita, fu spostato nel boschetto dell’Anitrella dove poi fu trovato con mani e piedi legati dal nastro adesivo e una busta di plastica in testa.

Durante le nuove indagini gli inquirenti hanno ascoltato 118 testi, molti dei quali scelti tra i 1.137 più volte sentiti nei diciotto anni di ricerca della verità per il delitto di Arce.

La vicenda giudiziaria dell’omicidio della diciottenne Serena Mollicone è stata lunga, tortuosa e segnata da episodi anche inquietanti. Due anni dopo il delitto fu arrestato con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere Carmine Belli, un carrozziere poi prosciolto nel 2006 da ogni accusa dalla Cassazione.

Ad aggiungere mistero anche il suicidio del carabiniere Santino Tuzi, che nel 2008, prima di essere ascoltato dai magistrati, si uccise sparandosi nella sua auto. Un caso avvolto dal mistero che potrebbe essere stato scatenato da un movente terribile: secondo quanto riferisce l’Ansa forse Serena il giorno in cui morì era andata nella caserma dei carabinieri per denunciare alcuni traffici, forse legati alla droga. Poi la lite e la tragedia. (Fonte: Ansa)