Sergio, 40 anni e invalido: cacciato di casa perché gay. Finisce in un sottoscala morsicato dai topi

di Mardy Bum
Pubblicato il 27 ottobre 2018 20:53 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2018 20:53
Sergio, 40 anni e invalido: cacciato di casa perché gay. Finisce in un sottoscala morsicato dai topi

Sergio, 40 anni e invalido: cacciato di casa perché gay. Finisce in un sottoscala morsicato dai topi

NAPOLI – Lo hanno cacciato di casa perché omosessuale: così è finito a vivere in condizioni disumane in un sottoscala, senza bagno e morsicato dai topi. E’ una storia struggente quella che arriva da Monte di Procida, in provincia di Napoli e denunciata dall’Arcigay di Napoli.

Antonello Sannino, presidente dell’associazione, racconta: “Sergio, 40 anni, invalido al 100% dopo un incidente sulla nave da carico su cui lavorava, viene cacciato di casa il 2 ottobre scorso, di ritorno da una degenza ospedaliera: il fratello che già in altre occasioni l’avrebbe vessato perché gay, gli ha infatti impedito di mettere piede nell’abitazione, buttando vestiario e oggetti dal balcone. Da quel giorno Sergio vive in un sottoscala lurido, utilizzando un bidone come wc e lavandosi nottetempo in una fontana nelle vicinanze per la vergogna di essere visto dai vicini durante il giorno”.Durante l’ennesimo ricovero dovuto ad altre patologie pregresse, i medici scoprono segni evidenti di morsi di topo.

Il sindaco di Monte Di Procida, Giuseppe Pugliese, però non ci sta a passare per omofobo. “Non so quali siano state le dinamiche familiari – spiega – ma posso dire senza timore di smentita che non siamo una comunità omofoba. Conoscevamo da tempo le condizioni di difficoltà di Sergio e abbiamo provato in più modi ad aiutarlo, dal Comune alla parrocchia. Ora cercheremo di trovare ulteriori soluzioni che gli consentano di non vivere in condizioni disumane”.

“Io – sottolinea il sindaco – e ritengo la maggior parte dei miei concittadini, non sapevamo nulla fino ad oggi degli orientamenti sessuali di Sergio, e non so fino a che punto il clamore sollevato dall’Arcigay possa giovare alla soluzione dei suoi problemi”. “I servizi sociali del Comune lavoravano da tempo sul caso. Gli abbiamo erogato un contributo una tantum, gli abbiamo proposto ricoveri in strutture che lui però ha sempre rifiutato. Gli abbiamo inviato per alcune ore la settimana un operatore sociosanitario, abbiamo provato a erogargli il Rei, il reddito di inclusione, ma l’Inps glielo ha negato probabilmente perché risulta intestatario di quote di beni ricevute in eredità. Insomma era ed è un caso pienamente al centro dell’attenzione della comunità, parrocchia compresa”, prosegue il sindaco.

“Moltiplicheremo gli sforzi per cercare insieme a Sergio e alla sua famiglia una soluzione, perché è indegno che nel 2018 un uomo possa vivere in un seminterrato privo dei requisiti di abitabilità”, conclude Pugliese.