Serravalle (Pt): niente benedizioni pasquali a scuola. Le regole del Ministero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Marzo 2015 14:58 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2015 14:58
Serravalle (Pt): niente benedizioni pasquali a scuola. Le regole del Ministero

Serravalle (Pt): niente benedizioni pasquali a scuola. Le regole del Ministero

ROMA – Serravalle (Pt): niente benedizioni pasquali a scuola. Le regole del Ministero. Don Renzo Aiardi se ne è lamentato durante l’omelia: a Serravalle Pistoiese sono tre anni che non gli fanno benedire il nuovo polo scolastico Enrico Fermi per la Pasqua. La decisione è stata presa dal consiglio d’istituto della scuola per evitare discriminazioni nei confronti degli alunni di altre religioni.

Il caso del piccolo centro toscano si affianca a quello di una decina di giorni fa a Bologna: un gruppo di genitori ha fatto ricorso al Tar contro la delibera di tre consigli di istituto invece autorizzava la benedizione di tre scuole. Sul Corriere della Sera Claudia Voltattorni ci informa su quali siano le regole che disciplinano la materia, a partire dall’autonomia di cui godono appunto i consigli di istituto.

Una circolare del ministero dell’Istruzione del 1992 stabilisce che «il consiglio di circolo o di istituto possa deliberare di far rientrare la partecipazione a riti e cerimonie religiose tra le manifestazioni o attività extrascolastiche previste», incluse quindi la celebrazione della messa e le benedizioni pasquali. In virtù dell’autonomia scolastica l’ultima parola resta agli organi collegiali che autorizzano o vietano «ispirandosi sempre al criterio di opportunità, dando particolare rilievo alla sensibilità e al coinvolgimento delle componenti scolastiche». (Claudia Voltattorni, Corriere della Sera)

Va ricordato anche il comma 2 del decreto legislativo 297 del 1994 che al proposito recita: “Si provvede a che l’insegnamento religioso e ogni eventuale pratica religiosa, nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non abbiano luogo in occasione dell’insegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminanti”.