Servizi segreti italiani: “Minaccia jihadista concreta e attuale. Allerta foreign fighters”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2018 12:52 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2018 12:52
Servizi segreti italiani: "Minaccia jihadista concreta e attuale. Allerta foreign fighters"

Servizi segreti italiani: “Minaccia jihadista concreta e attuale. Allerta foreign fighters” (Ansa)

ROMA – Il 2017 ha segnato il ridimensionamento territoriale del Califfato, che però “potrebbe essere ancora in grado di colpire l’Occidente, e in particolare l’Europa, con attacchi complessi ad opera di cellule ben addestrate”. È quanto emerge dalla relazione annuale dell’intelligence presentata a Palazzo Chigi. “Quale effetto delle perdite subite nella roccaforte siro-irachena – evidenzia la relazione -. Daesh ha potenziato la propria azione di propaganda a sostegno del jihad individuale, invitando i sostenitori a intensificare ulteriormente gli attacchi sia in Syrak che in altre aree geografiche. Questi appelli hanno provocato iniziative che hanno interessato in modo rilevante anche l’Europa e, più in generale,obiettivi occidentali”.

I servizi segnalano inoltre la pericolosità di al Qaeda, determinata a riappropriarsi del ruolo di protagonista sulla scena jihadista e ricordano che nel 2017 ci sono stati 18 attacchi terroristici in Europa, la maggioranza in Francia (7) e Regno Unito (5). Oltre alle presenza di radicalizzati sul territorio, i servizi ricordano anche il “ruolo di rilievo che il nostro Paese da sempre occupa nell’immaginario e nella narrativa jihadista”.

La relazione cita poi due casi “emblematici della forza persuasiva della propaganda jihadista, in grado di innescare derive violente in persone apparentemente integrate ma in realtà preda di instabilità emotiva e dissociazione identitaria o religiosa”: quello dell’italo-marocchino membro del commando responsabile degli attacchi di Londra del 3 giugno e quello dell’italo-tunisino che il 18 maggio a Milano ha aggredito un poliziotto nella stazione centrale.

Attenzione particolare viene riservata al fenomeno dei foreign fighters (la stima indica in 129 il numero di quelle che hanno avuto a che fare con l’Italia). Nel 2017 non si sono tuttavia registrate nuove partenze dal territorio nazionale verso i teatri di guerra.
In sbarchi ‘occulti’ rischio terroristi infiltrati. Il calo di sbarchi dalla Libia “ha visto determinarsi, in parallelo, nuove dinamiche, fra cui il rinnovato utilizzo della direttrice del Mediterraneo occidentale”. Lo segnalano nella Relazione annuale al Parlamento i Servizi di informazione e sicurezza, secondo i quali il nuovo scenario vede “un aumento sia degli approdi sulle sponde meridionali della Spagna di flussi provenienti dal Marocco, sia dei tentativi di sfondamento delle barriere terrestri a Ceuta e Melilla; l’arrivo in Sicilia, prevalentemente nell’Agrigentino e nel Trapanese, di un cospicuo numero di migranti nordafricani, per lo più tunisini, trasferiti in piccoli gruppi a bordo di barchini in legno; una crescita del flusso migratorio dall’Algeria in direzione delle coste sud-occidentali della Sardegna”.

“Rispetto agli arrivi dalla Libia – avvertono pero gli 007 – quelli originati dalla Tunisia e dall’Algeria sono entrambi essenzialmente autoctoni e prevedono sbarchi ‘occulti’, effettuati sottocosta per eludere la sorveglianza marittima aumentando con ciò, di fatto, la possibilità di infiltrazione di elementi criminali e terroristici”.

Anarco-insurrezionalisti pronti a rilancio operativo. “I circuiti anarco-insurrezionalisti si sono dimostrati determinati a rilanciare l’area sul piano operativo”. E in questo quadro, “l’evento più significativo è stato rappresentato dal ‘ritorno in scena’ della FAI/FRI, che ha rivendicato l’esplosione di un ordigno rudimentale davanti a una Stazione dei Carabinieri a Roma nel dicembre scorso”. E’ quanto evidenzia la Relazione 2017 al Parlamento dei Servizi segreti, ricordando come “campagne aggressive contro la repressione, e in solidarietà con militanti detenuti, hanno riproposto sintonie e sinergie tra ambienti anarchici italiani e omologhe realtà straniere, soprattutto greche e spagnole”.

Il fronte antagonista resta “composito, fluido e privo di un percorso comune. Iniziative di contestazione hanno riguardato soprattutto le politiche europee e i temi sociali, quali il lavoro e l’emergenza abitativa. Convergenze tra settori della sinistra antagonista ed area anarchica hanno concorso ad animare le proteste sul versante delle lotte ambientaliste”. In calo l’interesse dei circuiti anarchici nazionali verso la campagna No Tav mentre “un crescente attivismo comune ha conosciuto quella contro il gasdotto Tap”.

La nostalgia del fascismo può portare a derive xenofobe. La destra radicale dimostra “un dinamismo crescente, con la nascita di nuove sigle cui aderiscono soprattutto fasce giovanili”. Dinamiche “il cui potenziale impatto sulla coesione sociale non deve essere sottovalutato: le tensioni legate alla gestione dei flussi migratori e ai pro cessi di integrazione rappresentano una piattaforma che la destra oltranzista può strumentalizzare anche per propagare messaggi che, rivolti specialmente agli attivisti di nuova generazione, tendono ad accentuare la diffidenza e l’intolleranza nei confronti del ‘diverso’, con il rischio di derive xenofobe”. E’ uno dei pericoli evidenziati dai Servizi di informazione e sicurezza nella Relazione 2017 al Parlamento. “Queste formazioni – si legge nel documento – per accrescere il proprio seguito, cavalcano situazioni di disagio sociale legate soprattutto alle problematiche abitative e occupazionali, promuovendo iniziative propagandistiche, provocatorie (anche all’insegna del nostalgismo fascista) e di contestazione.