Sestu (Cagliari): la bimba rubata alla madre dagli assistenti sociali

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2014 11:11 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2014 11:11
Sestu (Cagliari): la bimba rubata alla madre dagli assistenti sociali

Sestu (Cagliari): la bimba rubata alla madre dagli assistenti sociali

CAGLIARI – Gli assistenti sociali l’accusano di aver abbandonato la sua bambina, di undici anni, perché Antonella, nome di fantasia che i giornali hanno dato alla madre separata e senza lavoro, l’aveva lasciata a casa sola per andare a guadagnare qualche soldo al Nord. Ma ora che Antonella è finalmente tornata in Sardegna, non può più vedere sua figlia. Gli assistenti sociali del Comune di Sestu, vicino Cagliari, gliel’hanno portata via proprio ora che poteva occuparsi di lei. E in attesa che il Tribunale dei Minori si pronunci, il caso diventa diplomatico. Perché Antonella è Ucraina e pur di riabbracciare sua figlia ha chiesto aiuto all‘Ambasciata di Kiev in Italia.

“Di cosa mi accusano? – si domanda Antonella – Di essere andata a lavorare per assicurarle il pranzo e la cena?”.

La sua, dice, è una storia di povertà e disoccupazione e non di abbandono. Prima di partire si era assicurata che alla figlia non mancasse nulla: la bambina andava a pranzo e cena dalla vicina di casa, dove si lavava, visto che a casa sua avevano tagliato l’acqua (il contratto era a nome dell’ex compagno che l’ha abbandonata e Antonella non era ancora riuscita a risolvere la situazione). Soltanto di notte la piccola voleva dormire nella sua casa, per non lasciare da solo il cane.

Ora Giulia, anche il suo nome è inventato, è convinta che la mamma sia ancora in Toscana perché il lavoro è durato più del previsto. Raggiunta da Nicola Pinna, per il quotidiano la Stampa, la donna racconta:

“Le ho detto Stai tranquilla, lo sai che io prima o poi risolvo tutti i problemi”.

Antonella è una donna forte e combattiva, non si arrende facilmente:

“Ho affrontato la miseria e mi sono salvata: non mi arrenderò neanche stavolta. Non posso permettere che portino via mia figlia. Non mi possono considerare una madre irresponsabile solo perché sono andata a lavorare qualche giorno lontano dalla Sardegna”.

E come lei anche la sua bambina è una ragazzina indipendente: è capace di cucinare, di lavarsi e di andare a scuola da sola.  Solo che quando le maestre le hanno dato un foglio da far firmare ai genitori lei non ha saputo mentire. “Vivo sola”, ha detto innocentemente. E gli assistenti sociali, senza perdere tempo, sono intervenuti.

“Perché hanno fatto tutto di nascosto? – chiede Antonella – Mi avevano detto che l’affidamento temporaneo sarebbe durato fino al mio ritorno in Sardegna e invece posso solo salutare mia figlia cinque minuti al giorno, come fossi una carcerata”.

“Se avessi trovato qualcosa a Sestu o dintorni non sarei andata in giro per l’Italia – racconta – Perché la legge e gli assistenti sociali si sono ricordati di me solo adesso? Perché non c’era nessuna legge per me quando chiedevo aiuto per dare da mangiare alla mia bambina? È normale che portino via mia figlia e me lo dicano al telefono? Io sono forte e combatterò, ma se questo fosse successo a una donna debole ora forse si sarebbe già lanciata nel vuoto”.