Severino Antinori condannato a 7 anni: per i giudici il ginecologo rubò gli ovociti a una giovane donna

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2018 11:49 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2018 12:22
Furto di ovociti, condannato a 7 anni il ginecologo Severino Antinori

Severino Antinori condannato a 7 anni: per i giudici il ginecologo rubò gli ovociti a una giovane donna

ROMA – Il ginecologo Severino Antinori è stato condannato a 7 anni e 2 mesi di carcere nel processo milanese con al centro un presunto prelievo forzato di otto ovociti ai danni di una giovane infermiera spagnola avvenuto il 5 aprile 2016 alla clinica Matris di Milano.

Lo ha deciso l’ottava sezione penale, presieduta da Luisa Ponti, condannando anche altri 4 imputati a pene fino a 5 anni e 2 mesi. Per il controverso ginecologo è scattata anche l’interdizione ad esercitare la professione medica per 5 anni e mezzo e l’ingiunzione a versare un risarcimento provvisionale, immediatamente esecutivo, di 15 mila euro all’infermiera spagnola di origini marocchine.

Nel procedimento viene contestato anche il reato di appropriazione indebita di materiale biologico che riguarda il presunto utilizzo di ovociti nella disponibilità della clinica milanese e il loro reimpiego “a favore di pazienti della struttura” senza il consenso alla cessione degli “aventi diritto”, cioè delle coppie o delle donne che hanno intrapreso la cura ormonale e quindi affidato allo staff gli ovuli prelevati per la crioconservazione in vista della fecondazione assistita.

Tra gli indagati anche l’organizzatrice di eventi Barbara Bella, l’allora direttore sanitario della Matris, Piero Mita, le due collaboratrici del ginecologo, Bruna Balduzzi e Marilena Muzzolini, la segretaria dello studio di Roma, una biologa e alcune donne, in particolare una brasiliana, una cubana e una romena, arruolate come ‘reclutatrici’ di donne disposte a vendere gli ovuli.

Secondo il pm Maura Ripamonti, nove degli indagati, tra il maggio 2014 e il maggio 2016, sotto la direzione di Antinori, “si associavano tra di loro e con altri soggetti operanti presso strutture sanitarie estere, allo scopo di commercializzare gameti umani” che sarebbero stati acquistati presso le cliniche Gimened di Siviglia e Karlsbad Fertility di Praga o da donatrici “appositamente procacciate a tale scopo e pagate circa 1.000 euro (o più)”.

Tali gameti sarebbero poi stati rivenduti alle coppie che si rivolgevano al centro milanese per la procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. In alcuni casi, poi, il medico e i suoi collaboratori avrebbero agito come intermediari tra le coppie e le cliniche estere per l’acquisto di ovociti, pagati 500 euro l’uno, o si sarebbero adoperati “nel reclutamento di ‘donatrici’ disposte (…) a cure ormonali a fini di successive ovodonazione in cambio di una retribuzione”. E il ginecologo romano sarebbe stato il “promotore, organizzatore e finanziatore” del sistema.