Siae, dimissioni Gino Paoli: “Difendo la mia dignità”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 febbraio 2015 12:03 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2015 12:03
Siae, dimissioni Gino Paoli: "Difendo la mia dignità"

Siae, dimissioni Gino Paoli: “Difendo la mia dignità”

ROMA – Gino Paoli si è dimesso dalla Siae. Il cantautore genovese, accusato di evasione fiscale per due milioni di euro che avrebbe portato in Svizzera, lascia l’incarico per difendere la sua dignità: “Sono certo dei miei comportamenti e di non aver commesso reati, voglio difendere la mia dignità di persona per bene”.

La mattina del 24 febbraio Paoli ha scritto una lettera in cui rassegna le dimissione e ne spiega i motivi:

“Alla luce delle vicende che mi hanno coinvolto in questi giorni mi preme rivolgermi a voi con cui ho condiviso questo percorso di circa un anno e mezzo di intenso e appassionato lavoro. Ci tengo a dirvi che sono certo dei miei comportamenti e di non aver commesso reati. Con il rispetto assoluto di chi sta doverosamente svolgendo il suo lavoro di indagine, intendo difendere la mia dignità di persona per bene.

In questi giorni assisto purtroppo a prevedibili, per quanto sommarie, strumentalizzazioni, che considero profondamente ingiuste. Quello che non posso proprio permettermi di rischiare, però, è di coinvolgere la Siae in vicende che certamente si chiariranno, ma che sono e devono restare estranee alla Società. Ho volutamente aspettato qualche giorno a parlarvi per non entrare nella foga di queste stesse strumentalizzazioni.

Credo di aver espletato il mio compito di Presidente al massimo delle mie capacità. Sono orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto insieme, per cui abbiamo combattuto fianco a fianco in battaglie importanti, fino all’ultima in favore dei giovani autori”.

Le accuse per il cantautore sono di evasione fiscale: avrebbe portato in Svizzera 2 milioni di euro in modo illegale, scrive il Corriere della Sera:

“Si susseguono le indiscrezioni sulle intercettazioni ambientali nello studio del commercialista Andrea Vallebuona, coinvolto nell’inchiesta della maxi truffa a Carige, e che sarà ascoltato il 25 febbraio come teste assistito nel caso che vede coinvolto il cantante. Quei due milioni di euro, provento `al nero´ di alcune prestazioni artistiche rese dal cantautore genovese, sarebbero stati portati in una banca svizzera in fasi successive e Paoli, intercettato dalle microspie collocate dalla Guardia di finanza nell’ufficio di Vallebuona, aveva tutte le intenzioni di rientrarne in possesso senza però `scudarli´. In una di queste intercettazioni infatti lo stesso cantautore esprime la volontà di non fruire dello scudo fiscale su quel denaro”.