Siccità: Veneto dichiara lo stato di crisi idrica

Pubblicato il 3 Aprile 2012 19:16 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2012 19:29

Lapresse

VENEZIA – Il presidente della Regione Luca Zaia con propria ordinanza ha dichiarato lo stato di crisi idrica su tutto il territorio veneto. Il provvedimento è stato preso a causa del perdurare delle anomale condizioni meteorologiche che hanno determinato una situazione di grave insufficienza nei bacini idrici dei corsi d’acqua, con ripercussioni negative sui livelli delle falde sotterranee e sugli approvvigionamenti idropotabili. Il provvedimento, valido fino al 30 aprile, potrà subire inoltre delle modifiche in relazione all’andamento meteorologico.

Il bollettino dell’Arpav di un mese fa diceva che le precipitazioni erano scese del 59%, mentre la prima quindicina di marzo è stata la terza più calda dal 1990. La situazione più grave, al momento, è in agricoltura. “Se non si riusciranno a irrigare i campi – dice Andrea Crestani, direttore dell’Unione Veneta Bonifiche, che ieri era all’incontro – il Veneto dovrà fare a meno della sua agricoltura di qualità: mele, pere, kiwi, pesche. I prelievi per l’agricoltura sono molto compromessi e non c’è nemmeno nessuno che sta consumando acqua: l’agricoltura non lo sta facendo, eppure abbiamo già i fiumi in allarme. La situazione è drammatica e tutto quello che decideremo nei prossimi giorni con lo stato di crisi è un palliativo se non piove. È assurdo qualsiasi spreco d’acqua oggi sperando che piova nei prossimi giorni”.

Il decalogo verrà emanato dall’ordinanza, ma sicuramente tra le regole ci sarà quella di chiudere tutte le fontane, sia pubbliche che private; sarà vietato usare acqua potabile per innaffiare i giardini, come pure usarla per lavare le macchine. Nella riunione l’assessore ha anticipato altri provvedimenti: sarà prevista la riduzione dei valori del deflusso minimo vitale (la quantità d’acqua che si può prelevare da un corso d’acqua) per ogni singolo bacino; le società che gestiscono gli invasi idroelettrici dei bacini montani dovranno trattenere integralmente le risorse idriche risparmiate nei serbatoi, per lasciarla disponibile nella stagione estiva.

A questo proposito, l’Enel ha fatto sapere che la scarsità d’acqua in Veneto ha comportato da inizio anno una riduzione della produzione da fonte idroelettrica di circa il 40% rispetto alla media storica del periodo, e alcune centrali sono state fermate. Dato lo stato di emergenza idrica, la produzione di energia idroelettrica in questo periodo è esclusivamente quella necessaria per assicurare gli obblighi irrigui derivanti dalle concessioni degli impianti e per il rispetto della portata ecologica che dal primo marzo nel bacino del Piave è aumentata.

Ma a chi andrà l’acqua risparmiata? Se lo chiede il consigliere leghista Matteo Toscani, secondo il quale “dopo un inverno turisticamente disastroso, la montagna non può vedere compromessa anche la stagione estiva. Non sarà semplice trovare una soluzione, perché l’acqua disponibile è scarsissima e non può soddisfare le diverse esigenze: quelle dei consorzi irrigui che ne chiedono di più, quelle della montagna che vorrebbe giustamente i laghi pieni per la stagione estiva e quelle dell’Enel”. Insomma, probabilmente la Regione dovrà governare anche la distribuzione della poca acqua che ci sarà.

Anche a Brescia e dintorni dall’inizio dell’anno sono caduti solo 38 millimetri di pioggia, gli agricoltori vedono poca neve sulle montagne e già sanno che le riserve idriche naturali sono troppo poche. Fiumi a secco o quasi e laghi pure: la paura è che la primavera avara di temporali e acquazzoni potrà complicare l’economia agricola.

Massimiliano Pasqui, esperto meteo del Cnr-Ibimet dice che anche con i rubinetti bisognerà fare i conti, perché si rischia il razionamento: “Il deficit pluviometrico del Centro-Nord, cominciato già questo inverno, cui sono mancate il 50% delle precipitazioni (a febbraio non è sceso nemmeno un quarto della pioggia che si attendeva), potrebbe peggiorare con questo clima mite e secco. E non si potrà certo recuperare con l’estate, che si prevede nella norma. L’Arno, in Toscana, ha già un deficit importante. Salirà la concentrazione di inquinanti nell’acqua “con conseguenze pesanti per l’ecosistema”. “In Emilia Romagna, Toscana e Umbria già si era a un passo dal razionamento durante le forti nevicate”.