Sicilia, “in alto” le proteste degli operai. Agitazioni a Trapani e Termini Imerese

Pubblicato il 22 Gennaio 2010 12:58 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2010 13:55

Gli operai della Scs a Trapani

Operai in protesta in tutta la Sicilia. Da Trapani a Termini Imerese i lavoratori in agitazione preferiscono stare “in alto”: nel porto di Trapani i portuali della Scs sono da 2 giorni sopra una gru, i dipendenti della Fiat di Termini sono sul tetto del capannone da 3 giorni. E alcuni cominciano a stare male.

Le rivendicazioni operaie, inascoltate a tutti i livelli di competenza, si sono moltiplicate a partire da questa estate, sperimentando inedite forme di protesta. A salire su una gru furono per primi i dipendenti della Innse di Milano: era il 4 agosto. Sembrava un caso isolato, e invece questo genere di protesta ha attecchito in tutta Italia.

Da Marcellina a Melfi, passando per Ascoli Piceno e Brescia, gli operai non hanno esitato a salire sui tetti delle loro aziende.  A Roma i lavoratori degli istituti di vigilanza hanno fatto anche di meglio, salendo a protestare sul Colosseo. Tutte azioni “spettacolari” che hanno consentito di riportare all’attenzione dell’opinione pubblica problematiche considerate ormai “dimenticate”. Dimenticate dalle istituzioni ma anche dal grande pubblico: un pubblico che non ha voglia di occuparsi dei problemi altrui, visto che deve pensare già ai provi.

Giuseppe Giulietti su Blitz Quotidiano ha sostenuto la tesi dell’ “oscuramento“: «La verità è che gli operai di Milano hanno bucato l’oscurità mediatica, riproponendo la questione sociale. Da qui la rabbia di chi vorrebbe cancellare politicamente e mediaticamente la crisi economica e sociale e, soprattutto, le donne e gli uomini che la incarnano».

Nel porto di Trapani la situazione attuale è ulteriormente complicata dal rischio che lavoratori di diverse aziende vadano a scontrarsi. Infatti ai portuali della Scs, si sono aggiunti adesso i dipendenti del gruppo Trident. Il personale della Scs imputa proprio al gruppo Trident di avere tolto carichi di lavoro alla loro ditta.

Dal 21 gennaio i lavoratori della Scs impediscono il trasporto dei containers bloccando la banchina Isolella. Adesso i lavoratori della Trident hanno chiesto un incontro al Prefetto e minacciano azioni di lotta.

«Il blocco illegale della banchina Isolella – scrivono i portuali di Trident in una nota – sta creando un effetto domino sull’economia della zona mettendo in ginocchio tutto il sistema portuale. Ci viene negata la possibilità di accesso alla banchina Isolella che continua ad essere presidiata dai lavoratori dell’impresa Scs, negando ad altri lavoratori la possibilità di svolgere il nostro lavoro».

I dipendenti della Trident si scagliano poi contro la Cisl: secondo loro il sindacato è «fortemente preoccupatoa della tutela dei posti di lavoro della impresa Scs» mentre «non si rende conto che i comportamenti stanno mettendo in grave difficoltà l’azienda da cui dipendiamo».

Intanto, per il secondo giorno consecutivo, quattro lavoratori della Scs hanno trascorso la notte sopra una gru, a venti metri d’altezza, mentre i loro colleghi di lavoro presidiano la banchina del molo Isolella. Il secondo giorno uno di loro si è sentito male ma l’altezza dal suolo rende difficoltosi i soccorsi.

Durante la notte i lavoratori sulla gru sono stati visitati dagli operatori del 118, che hanno riscontrato stati d’ansia e pressione alta. L’azienda ha annunciato l’avvio della procedura di mobilità per i 42 dipendenti per via del calo dei carichi di lavoro, dovuto, secondo la Fit-Cisl, all’ingresso nel 2008 nel porto di Trapani del gruppo Trident.

Secondo il sindacato la Trident non avrebbe rispettato il piano di sviluppo dei traffici e avrebbe assorbito le attività svolte dalla Scs, che è entrata in crisi e ha già messo gli operai in cassa integrazione.

Anche a Termini Imerese la situazione è ad alta tensione: «Da qui scendiamo con la certezza di avere il lavoro oppure dentro le bare», ha detto Antonio Tarantino, uno dei 15 lavoratori della Delivery email. L’azienda fa parte dell’indotto Fiat della cittadina siciliana: i lavoratori hanno trascorso la terza notte consecutiva sopra il capannone della Fiat di Termini Imerese.

L’azienda ha inviato ai 18 lavoratori le lettere di licenziamento dopo che la Fiat ha deciso di riassorbire le attività di pulizia dei cassoni, finora assegnate in appalto alla ditta.

«Nonostante la pioggia e il freddo andiamo avanti uniti – ha aggiunto Tarantino – Siamo imbottiti di medicinali, le famiglie sono preoccupate per la nostra salute ma non abbiamo alternative. Proseguiamo con la lotta».

I sindacati stanno cercando di aprire una trattativa con la Fiat per trovare una soluzione. Michele Balsamo, l’operaio che ieri si è sentito male ed è stato trasportato in ospedale, ha telefonato ai colleghi di lavoro: ha promesso che, non appena starà meglio, tornerà sul tetto della fabbrica.

Nel frattempo si è sentito male un altro operaio: Domenico Terrasi ha accusato un forte dolore al petto e ha la pressione alta; l’uomo sarà trasferito nell’ospedale di Termini Imerese.