Silvia Romano racconta la sua conversione: “Mi sono chiesta perché a me. Ho trovato Dio”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 Luglio 2020 14:31 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2020 14:32
Silvia Romano ha raccontato la sua conversione all'Islam

Silvia Romano racconta la sua conversione: “Mi sono chiesta perché a me. Ho trovato Dio” (Foto Ansa)

Silvia Romano, la cooperante milanese rapita in Kenya, racconta la propria conversione all’Islam: “Mi sono chiesta perché a me. Ho trovato Dio”

Il rapimento e la conversione di Silvia Romano

“Nel momento in cui fui rapita, iniziando la camminata, iniziai a pensare: io sono venuta a fare volontariato, stavo facendo del bene, perché è successo questo a me? Qual è la mia colpa? È un caso che sia stata presa io e non un’altra ragazza? È un caso o qualcuno lo ha deciso?”: con queste parole Silvia Romano ha spiegato al quotidiano online La Luce che cosa l’ha spinta alla conversione all’Islam durante il rapimento in Kenya.

“Sono sempre stata compassionevole, molto sensibile nei confronti dei bambini, delle donne maltrattate, ho sempre sentito molta empatia”, ha aggiunto Silvia Romano. “Ma il passo successivo, quello di agire davvero, di rendermi utile all’altro con l’azione l’ho fatto solo alla fine dell’università”, ha spiegato al quotidiano diretto da Davide Piccardo, esponente della comunità islamica di Milano.

Riguardo alla propria conversione all’Islam ha detto: “Ero disperata perché, nonostante alcune distrazioni come studiare l’arabo, vivevo nella paura dell’incertezza del mio destino. Ma più il tempo passava e più sentivo nel cuore che solo Lui poteva aiutarmi e mi stava mostrando come…”.

“Nel momento in cui fui rapita, iniziando la camminata, iniziai a pensare: io sono venuta a fare volontariato, stavo facendo del bene, perché è successo questo a me?”.

Da qui il percorso di conversione: “Queste prime domande credo mi abbiano già avvicinato a Dio, inconsciamente. Ho iniziato da lì un percorso di ricerca interiore fatto di domande esistenziali. Mentre camminavo, più mi chiedevo se fosse il caso o il mio destino, più soffrivo perché non avevo la risposta, ma avevo il bisogno di trovarla”.

Silvia prima della conversione

Silvia Romano ha ricordato che prima della partenza e del rapimento era “completamente indifferente a Dio, anzi potevo definirmi una persona non credente. Spesso, quando leggevo o ascoltavo le notizie sulle innumerevoli tragedie che colpiscono il mondo, dicevo a mia madre: vedi, se Dio esistesse non potrebbe esistere tutto questo male. Quindi Dio non esiste, altrimenti eviterebbe tutto questo dolore. Mi ponevo queste domande rarissime volte, solo quando mi confrontavo con i grandi mali del mondo. Nel resto della mia vita ero indifferente, vivevo inseguendo i miei desideri, i miei sogni e i miei piaceri”.

Il motivo del velo

La cooperante ha poi commentato la propria scelta di indossare il velo islamico:Il concetto di libertà è soggettivo e per questo è relativo. Per molti la libertà per la donna è sinonimo di mostrare le forme che ha. Nemmeno di vestirsi come vuole, ma come qualcuno desidera. Io pensavo di essere libera prima, ma subivo un’imposizione da parte della società. Questo si è rivelato nel momento in cui sono apparsa vestita diversamente e sono stata fatta oggetto di attacchi ed offese molto pesanti”.

Secondo Silvia Romano “c’è qualcosa di molto sbagliato se l’unico ambito di libertà della donna sta nello scoprire il proprio corpo. Per me il mio velo è un simbolo di libertà, perché sento dentro che Dio mi chiede di indossare il velo per elevare la mia dignità e il mio onore, perché coprendo il mio corpo so che una persona potrà vedere la mia anima. Per me la libertà è non venire mercificata, non venire considerata un oggetto sessuale”. (Fonte: La Luce News)