Cronaca Italia

Simona Riso, fu suicidio. Si indaga sugli abusi dello zio in Calabria

Simona Di Riso

Simona Di Riso

ROMA – L’hanno trovata agonizzante, nel cortile di casa alle sette del mattino lo scorso 30 ottobre,  in via Urbisaglia, nel quartiere Appio. Quando è arrivata in ospedale, in fin di vita, Simona Riso, prima di morire, ha pronunciato solo una frase: “Sono stata violentata”. E su questa frase si è indagato per mesi, cercando di capire cosa fosse accaduto quella notte. Omicidio o suicidio? Si è gettata dalla terrazza condominiale o qualcuno l’ha spinta? Questo il dubbio che ha tormentato gli inquirenti, e i parenti di Simona.

Simona poteva essere salvata? Al pronto soccorso del San Giovanni, dopo quella frase, i dottori non si accorsero che Simona aveva il bacino fratturato e due costole rotte e la portarono nel box ginecologico. Un errore “grave e penalmente rilevante”, scrive il dottor Giorgio Bolino, il medico legale che ha eseguito l’autopsia: “se fosse stata soccorsa tempestivamente, la ragazza, forse, si sarebbe salvata”.

Sul suo corpo non sono mai stati trovati segni di aggressione, di abusi sessuali recenti. Ma nell’inchiesta è emerso un abuso che Simona subì da piccola, e adesso in un’informativa dei carabinieri spunta il colpevole, uno zio, un parente che abusò di lei in Calabria.

E ora si cerca anche nei diari degli psicologi che negli anni hanno ascoltato le confessioni di Simona, per cercare tracce della violenza, per cercare tracce della violenza che ha tormentato Simona per tutta la vita.

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