Simona Riso, suicidio o omicidio? Quattro misteri: portone, scale, terrazzo e…

di Redazione litz
Pubblicato il 6 Novembre 2013 11:22 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2013 11:23
Simona Riso, suicidio o omicidio? Quattro misteri: portone, scale, terrazzo e...

Simona Riso, suicidio o omicidio? Quattro misteri: portone, scale, terrazzo e…

ROMA – Simona Riso è morta il 30 ottobre dopo essere caduta dal tetto del palazzo in cui abitava a via Urbisaglia, a Roma. Gli inquirenti cercano di ricostruire la notte prima della morte di Simona, ma almeno 4 sono i misteri a cui non riescono ancora a trovare una risposta.

Il portone in legno è pesante e grande, il cui rumore all’apertura avrebbe rimbombato nel palazzo alle prime ore del mattino. Se poi lì nell’androne Simona fosse stata picchiata, qualcuno avrebbe sicuramente sentito le sue grida di aiuto. Una grande chiazza scura proprio alla fine delle anguste scale a chiocciola che portano al terrazzo da cui Simona sarebbe caduta, o forse è stata spinta, e infine la ringhiera del terrazzo, alta appena 50 centimetri, che non avrebbe potuto impedire alla ragazza di precipitare.

Federica Angeli su Repubblica ricostruisce gli scenari direttamente studiando la planimetri del palazzo in via Urbisaglia, dove Simona viveva. Il primo mistero per la Angeli è il rumore del portone, in legno e pesante:

“C’è silenzio nel palazzo come nel resto del quartiere. Apriamo il portone da dentro, ipotizzando che Simona abbia fatto lo stesso. È sola? O col suo assassino? Lo scatto dell’apertura rimbomba. E, anche accompagnando la porta in legno massello, il rumore della chiusura è forte. Ma forse i condomini sono abituati a quel via vai a ore improbabili e il dettaglio di una porta che si richiude non ha attirato l’attenzione. Come potrebbe essere che quel portone non sia mai stato aperto né da Simona né da nessun altro”.

Se poi qualcuno l’avesse picchiata nell’androne, sicuramente la colluttazione avrebbe prodotto dei rumori sul pianerottolo largo due metri per due:

“Proviamo a gridare e a sbattere sulla ringhiera della scala. L’inquilino del secondo piano, un ufficiale dell’esercito in pensione, apre la porta di casa e si affaccia dalla tromba delle scale. Ha sentito tutto ma nulla il 30 ottobre. Perché, ci spiega quando lo raggiungiamo, non c’è stato nessun grido e nessun rumore molesto tra le 5 e le 6 di quel mattino. «Ce ne saremmo accorti, qui, come può sentire, regna il silenzio»”.

Arrivati al terzo piano, dopo 70 gradini, ecco il 19 pioli della scala a chiocciola. E proprio all’ultimo piano del palazzo, alla fine di quelle scale, c’è una macchia scura:

“Troviamo una chiazza grande e scura alla fine della scaletta a chiocciola: forse la ventottenne potrebbe essersi sentita male e aver vomitato lì, visto che poi, sulla sua maglia sono state trovate tracce di vomito. Conseguenza del cocktail di psicofarmaci (ritrovati nel suo appartamento) che hanno come controindicazione proprio la nausea? Oppure la mano di un killer che tenta di tapparle la bocca per tre piani e le procura vomito? Gli esiti autoptici però non hanno trovato alcuna traccia né di un panno infilato nella bocca, né di una mano che l’avrebbe serrata”.

Ultimo e più importante mistero di questo giallo a cui gli inquirenti non sanno ancora trovare una soluzione. Incidente, suicidio o omicidio? Simona è stata spinta giù dal terrazzo o è caduta, sporgendosi dalla ringhiera alta appena 50 centimetri? Repubblica scrive:

“Individuiamo dall’alto il punto esatto in cui la giovane è caduta. La ringhiera è bassissima: cinquanta centimetri, non di più. Facile che sporgendosi, si possa finire di sotto. Facile inciampare nel groviglio di fili delle paraboliche proprio in quel punto e cadere giù. Possibile anche che un litigio seguito da uno spintone possa aver fatto precipitare un corpo esile come quello di Simona. Qualcuno l’aspettava sapendo che sarebbe salita? Forse si erano dati appuntamento lì? Un’ipotesi. Anche perché il terrazzo, una volta chiusa la porta, sembra un’isola di cemento a sé. Gridiamo all’aria aperta e nessuno sente”.