Bergamo, sindaco Gori: “Mai ricevuto pressioni per evitare zona rossa ad Alzano e Nembro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Giugno 2020 23:32 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2020 23:32
Sindaco Gori: Mai avuto pressioni per Alzano e Nembro zone rosse

Sindaco Gori: “Mai avuto pressioni per Alzano e Nembro zone rosse”

BERGAMO – Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ribadisce di non aver mai subito pressioni per evitare che Alzano e Nembro fossero dichiarate zona rossa per il coronavirus.

Dal consiglio comunale del 15 giugno, Gori spiega: “Non ho mai ricevuto pressioni da imprenditori della Val Seriana”.

Il sindaco aggiunge: “Ho raccolto comprensibili preoccupazioni, nessuna pressione per evitare l’istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro”.

Gori ribadisce che non si attivò in quel senso, “ma come provano tutte le mie dichiarazioni, ero favorevole alla zona rossa e chiesi che si prendesse rapidamente una decisione”. 

Gori e la zona rossa: “Governo ha esitato”

Il sindaco di Bergamo, riferendosi alla settimana tra il 3 e 8 marzo, ricostruisce: “Credo che in quei giorni il governo abbia esitato”.

Gori prosegue: “Sono testimone altresì del “disimpegno” del Presidente della Regione Fontana”.

E spiega che il governatore “parlando con i sindaci dei capoluoghi sostenne di non avere il potere di istituire la zona rossa in Val Seriana”.

Una posizione di Fontana, dice, “che sembrerebbe smentita dalle zone rosse create da Emilia, Lazio, Campania e Calabria”.

Poi aggiunge: “Questo so, questo vi riferisco e questo, qualora mi dovessero interpellare, riferirò alle Procure”.

Sindaco Gori: “Fontana diceva che era un’influenza”

Rispondendo a una interrogazione della Lega sull’ultima settimana di febbraio, il sindaco di Bergamo ricostruisce cosa è accaduto.

“Molti amministratori, compreso il sottoscritto, sottovalutarono la situazione, non essendo a conoscenza del quadro dell’epidemia, ed auspicarono una ripartenza delle attività economiche”, ha detto.

E spiega: “Del resto gli esperti, a partire dal CNR e da importanti virologi, affermavano in quei giorni che fuori dal focolaio di Codogno l’esistenza poteva scorrere normale”.

Inoltre, conclude il sindaco di Bergamo, “il Presidente Fontana diceva che il coronavirus era poco più di una normale influenza e Salvini pretendeva che si riaprisse tutto”. (Fonte: ANSA)