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Respingimenti, a processo il direttore dell’Immigrazione

Pubblicato il 22 Aprile 2010 17:00 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2010 20:52

A giudizio per concorso in violenza privata durante il respingimento di 75 immigrati al largo di capo Passero nell’agosto del 2009.

La richiesta è stata fatta dalla Procura della Repubblica di Siracusa nei confronti di Rodolfo Ronconi, direttore della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell’Interno, e di Vincenzo Cararini, generale della guardia di finanza, in qualità di capo ufficio economia e sicurezza del terzo reparto operazioni del comando generale delle Fiamme Gialle.

In quell’occasione i migranti vennero intercettati da unità navali della guardia di finanza al largo di Portopalo di Capo Passero, e furono riportati in Libia su una nave della Gdf.

La Procura ha invece ottenuto dal Gip il proscioglimento dei militari della Guardia di Finanza che intervennero sul posto “in considerazione del fatto che avevano operato per ordini superiori non manifestamente illegittimi”. Il processo a Ronconi e al gen. Carrarini si celebrerà davanti il Tribunale di Siracusa, in composizione monocratica, che non ha ancora fissato la prima data dell’udienza.

“Piena stima e vicinanza” è stata ribadita dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, al prefetto Rodolfo Ronconi in una telefonata subito dopo aver appresa la notizia della decisione della procura di Siracusa. E’ quanto si apprende in ambienti del Viminale. Maroni si è detto inoltre sicuro che l’accertamento giudiziario “dimostrerà che le azioni poste in essere sono state pienamente conformi alla legislazione nazionale ed internazionale”.

C’é “l’assoluta convinzione” che l’azione degli uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza si è svolta “nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti in materia”. Lo dice il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, in merito all’inchiesta della procura di Siracusa, ribadendo la “propria, incondizionata fiducia nell’operato della magistratura”.