Slot e videolottery: -80% con il distanziometro in Piemonte. Antimafia: “Vietare il gioco legale apre le porte all’illegalità”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 maggio 2019 14:25 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2019 14:45
Slot e videolottery: -80% con il distanziometro in Piemonte. Antimafia De Raho: "Vietare il gioco legale apre le porte all'illegalità"

Slot e videolottery: -80% con il distanziometro in Piemonte. Antimafia De Raho: “Vietare il gioco legale apre le porte all’illegalità”

ROMA  –  Videolottery e new slot tagliate dell’80%, 2 miliardi in meno di euro giocati, 5.200 posti di lavoro perduti e 220 milioni in meno nelle casse dello Stato: sono le stime dell’Osservatorio Giochi, legalità e patologie dell’Eurispes relative agli effetti della contrazione dell’offerta del gioco pubblico in Piemonte generati dall’applicazione della legge regionale 9/2016. Una compressione, sottolinea lo studio, che sfocia in una crescita dell‘illegalità.

Sulla base dell’allarme sociale che si è generato negli ultimi anni, molte Amministrazioni regionali hanno legiferato utilizzando prevalentemente come perno della regolamentazione lo strumento del “distanziometro”. Uno strumento che prevede l’impossibilità di mantenere aperti punti vendita del gioco legale a meno di una certa distanza da una serie di luoghi sensibili quali scuole, luoghi di culto, centri sportivi e giovanili. 

L’Eurispes, dopo un primo studio realizzato in Puglia, ribadisce la totale assenza di efficacia del “distanziometro”. Anche da alcuni dati dell’Istituto Superiore di Sanità hanno evidenziato le predilezioni dei giocatori “sociali” e di quelli “problematici”, relativi alla “vicinanza” o alla “lontananza” dei punti di giochi dall’abitazione e del posto di lavoro, e il valore che le due categorie attribuiscono alla “riservatezza”. Dunque, il giocatore problematico ricerca luoghi lontani che garantiscono privacy e che, in qualche misura, occultano la loro condizione di giocatori.

“Conseguentemente, si può affermare che il distanziometro non mitiga la pulsione al gioco dei giocatori problematici o patologici, mentre può avere un effetto di dissuasione per quelli sociali”, sostiene Alberto Baldazzi, coordinatore della ricerca, che aggiunge: “L’inefficacia dello strumento sul fronte socio-sanitario, produce inoltre un vero e proprio aiuto alla criminalità organizzata che, da sempre, ha allungato i propri tentacoli sul settore del gioco e delle scommesse. Il rischio della crescita dell’illegalità, dunque, non può e non deve essere sottovalutato come effetto della compressione dell’offerta del gioco pubblico”. 

Sulla stessa linea, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, ha arricchito la ricerca dell’Eurispes con un prezioso contributo, spiegando: “Oltre alle infiltrazioni criminali, è certo che l’area del gioco presenti dei rischi per la salute dei cittadini, anche se i dati oggi in nostro possesso sono, forse, meno allarmanti di quelli che emergono dal consumo di tabacco, di droghe e di alcol. È quindi necessario attrezzarsi per questa specifica dipendenza “sine substantia”, che inoltre molto spesso si manifesta in connubio con altre forme di dipendenza “da sostanza”. Ma pensare di intervenire vietando di fatto di giocare legalmente, per un verso non garantisce una libertà che deve essere comunque rispettata, per l’altro spalanca praterie per il gioco illegale”. De Raho aggiunge: “La repressione deve riguardare l’illegalità, e in proposito la politica dovrebbe intervenire dotando le forze dell’ordine e gli inquirenti di strumenti più avanzati. Una cosa è certa: il proibizionismo, in questo come in altri settori, ha sempre dimostrato di non essere una soluzione”. (Fonte: Eurispes).