Sonya Caleffi libera, infermiera killer di Lecco. Il padre: “E’ guarita, ora dimenticatela”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 ottobre 2018 9:27 | Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2018 9:27

Sonya Caleffi libera, infermiera killer di Lecco. Il padre: “E’ guarita, ora dimenticatela”

LECCO – Sonya Caleffi era una infermiera e ha scontato la sua condanna per le accuse di omicidio di 5 pazienti nell’ospedale di Lecco e per il tentato omicidio di altri 2. La donna confessò di averlo fatto per farsi notare mentre cercava di salvarli e sentirsi apprezzata e valorizzata dai colleghi e dai suoi superiori. Così prendeva una siringa piena d’aria e la iniettava ai suoi pazienti. Poi l’arresto nel 2004, il processo e il carcere, ma ora è tornata in libertà. Il padre Nicola Caleffi chiede però che la figlia sia lasciata in pace: “Si è pentita, curata ed è guarita. Ha scontato la sua pena, ora dimenticatela”.

Barbara Gerosa sul Corriere della Sera spiega che la Caleffi ha affrontato un processo con rito abbreviato ed è stata condannata in primo grado e in appello a 20 anni di carcere per omicidio. Sonya però ora è una donna libera: la sua pena è stata ridotta a 14 anni grazie all’indulto e alla buona condotta, che prevede uno sconto di pena di 45 giorni ogni 6 mesi passati in cella. Una condanna passata tra il carcere Bassone di Como, l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere e infine nei carceri milanesi di San Vittore e Bollate. Il padre Nicola ora chiede che la figlia venga dimenticata: “So che è difficile, ma vorrei che adesso calasse l’oblio su mia figlia. Si è pentita, è stata curata ed è guarita. Ha scontato la sua pena”.

Non la pensano così però i parenti delle vittime, considerando che l’infermeria è stata processata per 5 omicidi, ma inizialmente era sospettata di 28 omicidi, 18 all’ospedale Manzoni di Lecco e 10 al Sant’Anna di Como. Ester Goggia, nipote di Maria Cristina, l’anziana di Dervio morta a 99 anni per l’iniezione letale, ha commentato: “La mia famiglia è stata beffata due volte. La prima quando la povera nonna è stata uccisa da chi doveva prendersi cura di lei. La seconda ora dalla giustizia: solo in Italia un’infermiera che ha sulla coscienza cinque vittime, senza contare i tanti sospetti, dopo 14 anni di carcere può tornare a vivere come una persona qualunque. È aberrante”.