Soumayla Sacko, ucciso per vendetta contro i continui furti: arrestato l’uomo indagato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 giugno 2018 10:20 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2018 13:50
Soumayla Sacko, ucciso per nascondere rifiuti tossici? Arrestato l'uomo indagato

Soumayla Sacko, ucciso per nascondere rifiuti tossici? Arrestato l’uomo indagato

VIBO VALENTIA – Una vendetta contro i continui furti. Gli inquirenti sono certi di aver chiuso il cerchio sull’omicidio di Saoumayla Sacko. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Il giovane maliano attivista dell’Usb è stato ucciso sabato sera a colpi di lupara a San Calogero nella ex fabbrica La Fornace. Un posto sotto sigilli dal 2011, quando i carabinieri scoprirono che in quell’area venivano interrati rifiuti pericolosi e tossici provenienti fra l’altro dalle centrali termoelettriche a carbone. Sacko infatti è stato mentre dalla fabbrica abbandonata stava prendendo delle lamiere con altri 2 connazionali.

A sparare alla testa del migrante sarebbe stato Antonio Pontoriero, il nipote di uno dei soci dell’ex fabbrica sequestrata. L’uomo è stato fermato dai carabinieri che sono arrivati a lui grazie anche alle testimonianze dei due maliani che la notte del delitto erano con Sacko. L’uomo è proprietario di un piccolo negozio nel paese di San Calogero, già noto alle forze dell’ordine anche per le sue frequentazioni.

Vendetta motivata, secondo quanto hanno ribadito i carabinieri, per la continua presenza di extracomunitari in quella che il presunto autore dell’omicidio riteneva fosse ancora una sua proprietà. Sarebbe dunque questo il movente, confermato dagli investigatori dell’Arma.

Lo scorso 5 maggio, alla Stazione carabinieri di San Calogero, giunse una telefonata che segnalava una serie di furti nella zona. Il particolare è stato reso noto nel corso della conferenza stampa di oggi a Vibo Valentia. Il personale dell’arma, una volta sul posto, identificò alcune delle persone che avevano effettuato la chiamata, tra le quali vi era proprio Pontoriero. Il suo volto venne quindi memorizzato dai militari che, subito dopo l’omicidio, sottoposero la foto dell’uomo – insieme ad altre 11 – al testimone oculare del delitto, connazionale della vittima, che lo riconobbe.

“Non abbiamo elementi per parlare di razzismo – ha spiegato il procuratore di Vibo Valentia Bruno Giordano – c’è sicuramente un dato culturale che si fa evidente in alcune zone come questa in cui il forestiero, fosse anche di un paese vicino, non è gradito soprattutto se mette il naso in quelli che vengono ritenuti, anche a torto, affari propri”. Le indagini comunque proseguono, si vaglia anche la possibilità che l’uomo possa aver agito con il supporto di qualche altra persona.