Spacciatore “socialmente pericoloso”, ma per il Tar non può essere espulso: ha due figli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 febbraio 2018 13:18 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2018 13:18
Tar del Veneto nega espulsione a spacciatore albanese "socialmente pericoloso"

Spacciatore “socialmente pericoloso”, ma per il Tar non può essere espulso: ha due figli

ROMA – Il Tar del Veneto ha revocato l’espulsione dal territorio nazionale di un pusher albanese, condannato per spaccio di stupefacenti a tre anni e e mezzo, con la motivazione che in Italia ha moglie e due figli, secondo il principio che la salvaguardia del vincolo familiare viene prima di tutto. Anche della sicurezza dei cittadini onesti. Il famigerato “tengo famiglia” è una sorta di istituzione italiana che si estende dunque anche agli stranieri, meglio se spacciatori o addirittura socialmente pericolosi.

Sì perché su Edison Isufi – la vicenda è raccontata sul Corriere della Sera – 35 anni, albanese residente in Veneto, la Questura di Vicenza, giustificando la revoca del permesso del soggiorno e l’ingiunzione a che fosse cacciato dall’Italia, metteva nero su bianco che il suddetto Isufi era “da annoverarsi nella categoria dei soggetti pericolosi (…) categoria in relazione alla quale è prevista l’espulsione dal territorio nazionale”.

Soggetto pericoloso, spacciatore di cocaina ed eroina, non basta? Non per il Tar del Veneto: “Nei confronti dello straniero che abbia legami familiari nel territorio dello Stato, l’eventuale diniego del permesso di soggiorno deve essere preceduto da una valutazione che tenga conto dell’interesse dello straniero e della sua famiglia alla conservazione dell’unità familiare, dell’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonché della durata del suo soggiorno”.

Difficile, dopo una sentenza del genere, dar torto alla povera madre di Pamela, la ragazza barbaramente uccisa dopo esser finita ostaggio di un losco giro di spacciatori nigeriani a Macerata: “Succede che alcune persone che commettono delitti vengono messe fuori dopo pochi giorni. Perché magari sono extracomunitari. In alcune zone di Roma le forze dell’ordine sanno benissimo chi sono gli spacciatori però non possono fare nulla perché magari hanno le mani legate. Le forze dell’ordine devono avere più poteri contro gli spacciatori”.