“Spammare” non è molestia: la mail è meno “invadente” degli sms

Pubblicato il 13 Ottobre 2011 15:06 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2011 15:06

ROMA – “Spammare” di mail una persona non è reato di molestia: lo ha stabilito la Corte di Cassazione, secondo quanto scritto da Debora Alberici sul Tgcom. Secondo i giudici l’email è diversa da telefonate ed sms perché non provoca disturbo “uditivo”.

Ovvero, “con la posta elettronica il destinatario non è costretto a ricevere suoni indesiderati e quindi non si configurano le molestie”. La Alberici cita ancora la sentenza: “Contrariamente alla molestia recata con il telefono, alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l’ apparecchio telefonico, nel caso di molestia tramite posta elettronica una tale forzata intrusione nella libertà di comunicazione non si potrebbe, secondo il predetto precedente, verificare, come di certo non si verifica nel caso di molestia trasmessa tramite lettera”.

In realtà la Cassazione avrebbe fatto una precisazione: “entrambe le comunicazioni sono sempre segnalate da un avvertimento acustico che ne indica l’arrivo, e che può, specie nel caso di spamming, costituito dall’affollamento indesiderato del servizio di posta elettronica con petulanti e-mail, recare quella molestia e quel disturbo alla persona che di questa lede con pari intensità la libertà di comunicazione costituzionalmente garantita. In tal caso è palese l’ invasività dell’avvertimento al quale il destinatario non può sottrarsi se non dismettendo l’uso del telefono, con conseguente lesione, per la forzata privazione, della propria tranquillità e privacy, da un lato, con la compromissione della propria libertà di comunicazione, dall’altro”.