Andavano a fare la spesa durante l’orario di lavoro. Indagati per truffa cento ministeriali

Pubblicato il 24 maggio 2010 13:07 | Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2010 13:07

Il ministro Altero Matteoli

Uscivano dall’ufficio per andare a fare la spesa, stare un po’ con i figli, andare a prendere un caffè. Un centinaio di impiegati, fra civili e militari, nella sede distaccata del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, in via dell’Arte, nel quartiere Eur a Roma, sono indagati per truffa ai danni dello Stato. A riferire delle indagini, disposte tra gli altri dal pubblico ministero Mario Ardigò, è un’inchiesta del Corriere della Sera.

Due escamotage un solo obiettivo: fuggire dal posto di lavoro durante l’orario d’ufficio. I dipendenti dei ministeri, ripresi da telecamere piazzate nell’atrio della sede del dicastero, per scappare dalla propria scrivania senza essere notati o si infilavano tra le porte dei tornelli di vetro – in stile metropolitana – oppure si facevano prestare il cartellino da qualche collega autorizzato a lasciare la sede del dicastero.

I ministeriali, circa un centinaio, sono ora indagati per truffa ai danni dello Stato. «Violazione dell’articolo 640 comma secondo del codice penale – si legge nel provvedimento con cui è stata formulata l’accusa – perché con artifizi e raggiri, il dipendente tenuto ad un determinato orario, si allontanava dal luogo di lavoro, senza segnalare l’allontanamento e il rientro in ufficio mediante il badge in dotazione, procurandosi un ingiusto profitto, costituito dalle retribuzioni per attività non svolta, in danno del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti».

A far scattare l’inchiesta – appoggiata a quanto sembra dallo stesso ministro Altero Matteoli – la classica soffiata di qualche collega dei “fuggitivi” che, essendosi accorti dello strano andirivieni, avrebbero segnalato i comportamenti illegali di alcuni lavoratori. Ed è bastato visualizzare le immagini riprese per capire che i sospetti erano più che fondati.

Ora, a via dell’Arte, sono in corso gli interrogatori. Ma il «Grande Fratello» al ministero ha appena iniziato a suscitare polemiche. L’occhio indiscreto delle telecamere, stando agli avvocati di alcuni indagati, non sarebbe stato previsto da un accordo sindacale, né c’era una richiesta del pm che giustificasse la loro visione preventiva per ricostruire il viavai degli impiegati.

«E’ il Garante della privacy a dire che per riprendere i lavoratori occorre avvertire il responsabile sindacale dell’azienda, e non ci risulta sia accaduto in questo caso. Quindi le riprese sono illegittime» afferma Claudio di Natale, uno degli avvocati della difensori dei ministeriali.
Anche un altro legale, il professor Leonardo Mazza, solleva dubbi sulla «conformità delle riprese filmate degli ingressi e delle uscite dei lavoratori. Gli indizi sono labili, le contestazioni minime, come essere usciti un’ora prima del previsto. Inezie».