Stadio Roma Tor di Valle, Procura indaga per abuso ufficio e falso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Marzo 2015 16:10 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 16:10
Stadio Roma Tor di Valle, Procura indaga per abuso ufficio e falso

Stadio Roma Tor di Valle, Procura indaga per abuso ufficio e falso

ROMA – Lo stadio della Roma a Tor di Valle finisce nel mirino della Procura di Roma, che ha aperto due inchieste: un per abuso d’ufficio e una per falso ideologico. Il caso dello stadio finisce così alla Corte dei conti, mentre il gruppo consiliare del Movimento 5 stelle parla di “danno erariale per arricchire una società privata”.

Lorenzo De Cicco e Valentina Errante sul Messaggero scrivono che la Procura sta esaminando nuovi elementi dopo la cessione dei terreni che dovrebbero ospitare il nuovo stadio della Roma e la dichiarazione di bancarotta della società che li ha venduti:

“La procura sta esaminando l’iter amministrativo del progetto considerato dal Consiglio comunale di “pubblico interesse”. La seconda inchiesta è stata aperta pochi giorni fa e i magistrati non hanno ancora ipotizzato alcun reato, ma negli esposti dai quali prende le mosse, si sollecita a indagare per abuso d’ufficio o falso”.

Così mentre la Corte dei Conti sta decidendo se aprire o meno un fascicolo, il gruppo consiliare del Movimento 5 stelle è pronto a presentare ai magistrati contabili un esposto:

“«Il progetto di Tor di Valle – spiegano – ha prodotto un danno alla pubblica amministrazione con lo scopo fraudolento di arricchire ingiustificatamente una società privata». Il doppio binario della magistratura ordinaria e contabile riguarda la delibera, votata dal Comune a fine dicembre, che ha riconosciuto la «pubblica utilità» del progetto di Pallotta e del costruttore Parnasi.

Secondo l’esposto dei pentastellati alla procura, il provvedimento votato dal Consiglio comunale violerebbe il Piano Regolatore e la cosiddetta “legge sugli stadi”. Il pm Alberto Pioletti non ha ancora ipotizzato alcun reato ma dovrà adesso stabilire se realmente quella delibera sia stata una forzatura”.

I tre grattacieli dello stadio sarebbero destinati a ospitare per il 90% delle cubature negozi, alberghi e ristoranti, una serie di esercizi commerciali che stravolgono il progetto, secondo l’esposto:

“«I commi 304 e 305 della legge sugli stadi dispongono che lo studio di fattibilità non possa prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali all’accessibilità dell’impianto sportivo e al raggiungimento del suo equilibrio economico-finanziario». Secondo i denuncianti «la norma è stravolta da un progetto in cui gli interventi di altro tipo sono invece pari all’86%» delle costruzioni. Appena il 14% delle cubature infatti sarebbe destinato allo stadio, il resto è dedicato a un mega-centro commerciale e direzionale che non ha nulla a che vedere con lo sport. I famosi 3 grattacieli bocciati dall’Istituto nazionale di Urbanistica e che Legambiente ha ribattezzato «Ecomostro»”.

Daniele Frongia, primo firmatario dell’esposto, ha richiesto chiaramente l’intervento della Procura. Intanto i consiglieri M5s hanno parlato di danno erariale:

“Nell’esposto alla Corte dei Conti verrà spiegato che «la dichiarazione di pubblica utilità del Comune determinerà un aumento del valore dei terreni che verrebbero espropriati a prezzo di mercato, dando il via a un enorme guadagno alla società Euronova» di Parnasi. «L’esposto alla magistratura contabile è già preparato – spiega Frongia – e sarà depositato dopo la conferenza dei servizi»”.

Intanto sono 5 gli indagati per bancarotta fraudolenta sulla vendita dei terreni di Tor di Valle:

“I militari del nucleo provinciale di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Mario Dovinola, hanno ipotizzato che la vendita dei terreni da parte della Sais, fallita il 22 maggio scorso, alla Eurnova di Parnasi, nascondesse una distrazione di beni ai danni dei creditori. L’accordo, che a giugno 2013 prevedeva un pagamento di 42 milioni di euro a favore della Sais, di fatto non era stato rispettato.

A ottobre scorso, era stata versata soltanto una caparra di 600 mila euro. La prima metà dei 21 milioni era stata rateizzata e prevedeva l’accollo da parte di Euronova dei debiti di Sias coperti da ipoteca (8 milioni), la seconda metà dei 42 totali invece dovrebbe essere versata alla firma della convenzione urbanistica tra il proponente (la Roma) e il Comune”.