Parla uno stalker pentito: “Sentivo una voce che diceva ‘Morta lei starai bene'”

Pubblicato il 14 luglio 2010 10:17 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2010 10:17

Racconta di essersi svegliato, di notte, e come in preda a un raptus ha preso un coltello ed è uscito verso casa di lei, la donna che era diventata un’ossessione, deciso a ucciderla. La notte, quando dormiva, sentiva sempre la stessa voce: “Morta lei starai bene”.

Angelo, nome di fantasia, si è ripreso in tempo. Prima lo hanno fermato i carabinieri, poi ha iniziato un percorso di recupero, seguito dagli psicologi dell’Osservatorio nazionale dello stalking. La sua storia di “stalker pentito” la racconta al Corriere della Sera.

“Conobbi Maria (nome di fantasia) in azienda a Milano, aveva qualcosa di speciale, anche lei era molto attratta da me”. La relazione dura qualche mese, lui sposato con un figlio, lei molto più giovane e con qualche problema di salute. Finchè lei non decide di trasferirsi al Sud, nel suo paese d’origine. Lui capisce la situazione e appoggia la scelta. Si sentono al telefono, si vedono quando possono.

Ma lei, un giorno, gli lascia capire che la storia finisce. “Da quel giorno non fui più lo stesso, stavo male, sentivo un bisogno irresistibile di chiamarla”. Quaranta telefonate al giorno con quattro cellulari diversi, centinai di messaggini, fax. “Verrò da te per vedere il tuo nome scritto sulla tomba”, “Stai attenta a quando attraversi la strada”, “Non vedo l’ora di sapere che sei morta”.

Lei lo querela (ancora non era in vigore la legge sullo stalking), i carabinieri lo convocano e lo avvertono: meglio lasciar perdere. Ma la querela non lo fa desistere, anzi. E’ una sfida. Prende il treno ogni settimana per andare da lei, la segue a qualche metro di distanza, per farle capire che non mollava. Godeva nel farla soffrire, anche se a volte si pentiva e alternava messaggi minatori ad altri di scuse.

Perde 30 chili, non regge più la tensione, Angelo. Allora decide di trasferirsi al Sud, nello stesso paese della sua vittima. Finchè non viene aiutato. Conosce Massimo Lattanzi, presidente dell’Osservatorio nazionale sullo stalking. Iniziano le sedute e lui si sente meglio, capisce i suoi errori e ricomincia a vivere.  “Dico solo che quando si fanno certe cose, si è costretti ad agire così, è un impulso irresistibile. Io ci sono caduto dentro e conosco il meccanismo, per fortuna sono stato fermato in tempo”. Grazie alle sedute ha recuperato un rapporto civile con la ex fidanzata: “Grazie alla mediazione dello psicologo siamo in rapporti civili, a volte ci sentiamo. Se un’altra donna mi abbandonasse? Non rifarei le stesse cose: nessuna sarà mai importante come Maria, lei era l’altra metà della luna, l’unico grande amore. Ancora oggi penso a lei”.

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