Stalking, no carcere per decreto: niente arresto se pena è inferiore a 3 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Luglio 2014 14:17 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2014 14:17
Stalker scarcerati per decreto: niente arresto se pena è inferiore a 3 anni

Stalker scarcerati per decreto: niente arresto se pena è inferiore a 3 anni

ROMA – Stalker scarcerati in fretta e furia per decreto: colpa delle nuove norme svuota-carceri che escludono l’arresto per i reati puniti con meno di tre anni. La questione è stata posta informalmente dagli stessi magistrati al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Ma nei sessanta giorni che separano il decreto dalla sua conversione in legge è già corsa all’applicazione. Ne parla Giusi Fasano sul Corriere della Sera.

A fare scuola è proprio un caso di violenza in famiglia a Milano: un uomo accusato di “violenza fisica e psicologica in modo continuativo e abituale” contro sua moglie e sua figlia. Il gup, che ha deciso di condannarlo a due anni e otto mesi di reclusione e fino a qualche giorno fa avrebbe potuto ordinarne la carcerazione preventiva. Ma ora le modifiche all’articolo 275 glielo vietano espressamente:

“Non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni”.

Che fare? Il giudice gli ha infine revocato la misura ma gli ha ordinato di non avvicinarsi più alla casa di famiglia. Morale:  bisogna trovare una comunità che possa accoglierlo per scontare la pena, dal momento che l’uomo non ha un altro posto in cui andare. E se per caso il condannato tenterà di tornare da moglie e figlia, si ricomincia tutto daccapo.

Per il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, la soluzione c’è: basta correggere il tiro escludendo che la nuova norma si applichi ad alcuni reati più gravi, come appunto lo stalking aggravato, i furti, i maltrattamenti e le rapine aggravate.

“Stiamo già preparando una proposta per la prossima audizione in Commissione Giustizia”, ha detto Sabelli. Ma intanto fioccano le richieste di revisione da ogni sede giudiziaria. A Milano si stanno valutando le posizioni di una sessantina di detenuti.