Statale Milano, Halloween alibi per devastare. Collettivi: “E’ crescita relazionale”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 4 Novembre 2019 10:34 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2019 14:24
Università Statale Milano, Halloween alibi per devastare. Collettivi: "E' crescita relazionale"

Statale Milano, una delle Foto caricate sul sito dell’Università dopo la festa di Halloween

ROMA – Statale Milano, come già dalla denominazione una cosa pubblica, un bene pubblico, una pubblica Università. E come sempre più spesso accade una cosa pubblica di cui auto nominatisi Collettivi si impadroniscono, prendono possesso senza averne alcun titolo. Alcun titolo legale e, come vedremo, neanche morale o sociale.

E’ accaduto ancora una volta la notte di Halloween. Halloween come pretesto, scusa e alibi per una festa molto più parente dei rave che di un dolcetto e scherzetto sia pur per bambini assai cresciuti. I Collettivi che avevano indetto la festa nei locali della Università si erano premurati di avvertire: non venite se volete spacciare all’ingrosso. Chiara era dunque la natura di Halloween alla Statale, tanto chiara che gli organizzatori mettevano le mani avanti.

Il Rettore della Statale di Milano, avuta notizia della convocazione di una festa di massa mediante uso abusivo dei locali dell’Università, che faceva? Ci provava, provava a chiudere con un lucchetto alle 16 del pomeriggio. Ingenuo. Il suo divieto era considerato carta pesta. Convocati e invitati alla festa entravano come nulla fosse.

E il giorno dopo il Rettore decideva di rendere pubbliche foto ed esporre pensieri in pubblico. Le foto di locali dell’Università lasciati sporchi e danneggiati: le bottiglie, le pozze di alcool, i danni agli arredi. Quello che si lascia quando si fa festa tosta e grossa in una casa di…nessuno. Sporca e se capita sfascia, qualcuno pulirà e se del caso pagherà.

Va avanti così, mica è la prima volta e mica solo alla Statale di Milano. E’ il Rettore a dire pubblicamente che è un’abitudine, anzi un vizio troppo tollerato. E’ il Rettore a dire che a queste feste dell’alcool chi le organizza talvolta chiede anche tariffa di ingresso, ingresso nei locali dell’Università! Come fosse l’ingresso ad un locale della movida. E’ il Rettore a dire che bisognerebbe dire basta. Già, ma chi lo dice basta? La polizia non può presidiare 24 ore su 24 tutti i locali di tutte le Università. E, se lo facesse, se reparti di polizia impedissero con la forza lo svolgersi di feste studentesche o para studentesche, verrebbero condannate come oppressive e liberticide.

Quindi, siccome di fatto non c’è sanzione, chi si organizza in gruppi e si auto battezza Collettivi si prende quando vuole i locali dell’Università e ci fa quel che gli pare. Non c’è sanzione come non c’è di fatto per la miriade di atti di prepotenza e violenza che ormai caratterizzano la giornata tipo dell’italiano. Nel traffico, nei negozi, in strada…chi adotta una quantità non eccessiva di violenza comanda su chi non lo fa.

Nel caso poi dei Collettivi che si prendono quando e come vogliono i locali dell’Università, non c’è solo la violenza del prendere la roba pubblica, c’è anche la inconsapevole ma ancora più contundente violenza di una pseudo cultura. C’è lo sfregio violento alla ragione, allo studio, alla cultura vera. Si può leggere nei documenti, pensieri e valori dei Collettivi “Università deve essere incontro e scambio, bene comune…non solo formazione ma crescita relazionale”.

Un rave con la scusa di Halloween, eccola la crescita relazionale. Ma la vera e inestirpabile tragedia sociale non è questo o quel rave contrabbandato da incontro e scambio, non è questo o quel danno ad edifici di una Università, la tragedia sono la sociologia e la pedagogia del tutti i diritti e nessun dovere, della creatività che sostituisce e sorpassa la competenza, dei bisogni che in quanto tali vanno a prescindere ascoltati e soddisfatti.

Dove stanno questa sociologia e pedagogia? Nelle scuole, neo programmi scolastici, nella formazione di gran parte del corpo docente, nei format della t v del pomeriggio e della sera, nel comunicativamente corretto dei conduttori, nelle redazioni dei giornali e nei titoli che ne conseguono, nella demagogia dei partiti, nel rifiuto della responsabilità, nel culto del non mi compete. Quei rave alla Statale di Milano con la scusa di Hallowen hanno molti mamma e papà e zii e cugini e fratelli e sorelle e parenti e amici vari nella società italiana. Hanno famiglia, una grande famiglia, la nostra.

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev.