Stato-mafia, Berlusconi deporrà al processo: accolta la richiesta di Marcello Dell’Utri

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Luglio 2019 19:48 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2019 19:48
Silvio Berlusconi

Nella foto Ansa, l’ex premier Silvio Berlusconi

PALERMO – L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi andrà a deporre al processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia: lo ha deciso la corte d’appello di Palermo. La deposizione di Berlusconi era stata richiesta dai legali dell’imputato Marcello Dell’Utri.

Berlusconi sarà sentito il 3 ottobre e dovrà riferire su “quanto sa a proposito delle minacce mafiose subite dal governo da lui presieduto nel 1994 mentre era premier”, hanno stabilito i giudici della Corte d’appello nell’ordinanza con cui dispongono la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale.

Dell’Utri, ex senatore di Fi, è stato condannato in primo grado a 12 anni per minaccia a Corpo politico dello Stato. Berlusconi, che le motivazioni del primo verdetto dipingono come vittima della minaccia stragista rivolta da Cosa nostra allo Stato per il tramite di Dell’Utri, non è mai stato sentito in aula, né in fase d’indagine. Una circostanza che, secondo il legale di Dell’Utri, andrebbe sanata essendo l’esame di Berlusconi “una logica conseguenza dalla qualifica di persona offesa attribuita al medesimo nella sentenza impugnata in quanto destinatario finale della ‘pressione o dei tentativi di pressione’ di Cosa nostra”.

La Corte – scrive l’avvocato – “con doti divinatorie, prima profetizza che Silvio Berlusconi, se chiamato a deporre si sarebbe certamente avvalso della facoltà di non rispondere e, poi, deduce da questo dato futuribile e privo di qualsiasi aggancio nell’istruttoria la superfluità e comunque la non assoluta necessità della sua testimonianza”. “Si tratta evidentemente di argomentazioni prive di qualsiasi rilevanza rispetto ai presupposti di attivazione del potere-dovere del giudice di disporre un’integrazione probatoria – spiega – che, giova ribadirlo, ha lo scopo fondamentale di assicurare la ‘completezza dell’accertamento probatorio’ e ‘evitare che si pervenga a condanne ingiuste'”. (Fonte: Ansa)