Stazione Centrale di Milano, campo profughi VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Giugno 2015 13:05 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2015 11:59
stazione centrale milano, campo profughi

Il vice presidente e assessore alla Salute di Regione Lombardia Mario Mantovani nel corso del sopralluogo, alla Stazione Centrale di Milano (Foto Ansa)

MILANO – Un “campo profughi” improvvisato in Stazione Centrale a Milano: centinaia di migranti arrivati soprattutto da Siria ed Eritrea, uomini, donne e bambini, accampati nella Galleria delle Carrozze, galleria coperta dei primi del Novecento. Sono stanchi, affamati, anche malati. Ci sono stati casi di scabbia, 108 in questi primi dieci giorni di giugno, ma anche di malaria. E il peggio è che all’inizio si è pensato che fosse ebola. 

 

Alessandra Coppola sul Corriere della Sera descrive le condizioni in cui stanno vivendo in questi giorni i profughi: passano le notti a dormire su dei cartoni. Mangiano biscotti e quel che viene dato loro dai volontari. Stanno lì in attesa: l’Italia non è la loro destinazione finale. Vogliono andare in Nord Europa, dove si vive meglio, dove la crisi non c’è, dove molti di loro hanno già dei parenti o degli amici che hanno aperto delle attività, che riescono a sopravvivere.

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In due giorni la Stazione Centrale ha ospitato 350 tra eritrei e siriani. Si sistemano dove trovano posto: nel mezzanino, tra le grate, nell’atrio. Ferrovie e Grandi Stazioni ormai faticano a tollerare questa situazione. Stanno cercando una soluzione con Comune e Prefettura.

L’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, lancia un allarme: “Milano da sola non ce la fa, devono partecipare a questo sforzo anche altre città. Ne abbiamo accolti 64 mila da ottobre del 2013 — calcola —, 10 mila dall’inizio dell’anno. Ogni notte mettiamo a disposizione 800 posti letto. È una crisi che riguarda Bruxelles, ma siamo anche in un Paese che non ha un piano nazionale adeguato di gestione dell’accoglienza. Soprattutto per queste persone in transito”. Sì, in transito. Di passaggio verso il Nord vero, non quello italiano. Ma al momento restano lì, accampati, affamati, malati. In attesa.