Stefano Cucchi, agente Nicola Minichini: “Arrivò coi lividi, indagare carabinieri”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 novembre 2014 12:11 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2014 12:12
Stefano Cucchi, agente Nicola Minichini: "Arrivò coi lividi, indagare carabinieri"

Ilaria Cucchi con la foto del fratello Stefano (Foto Lapresse)

ROMA – “Per la morte di Stefano Cucchi la Procura dovrebbe indagare sui carabinieri. Quando arrivò da noi aveva già i segni e un livido in faccia”: a parlare è Nicola Minichini, uno degli agenti di polizia penitenziaria assolti nel processo per la morte del trentenne romano. 

Ricostruendo come andò quel giorno di ottobre del 2009, Minichini ha detto al Fatto Quotidiano:

“Io ho ricevuto Cucchi alle 13:30. Lo hanno accompagnato da noi i carabinieri dopo l’udienza di convalida. Durante il passaggio di consegne, si fanno le domande di prassi: come stai fisicamente, hai qualche problema, ecc. Cucchi rispose al mio collega di avere mal di testa e immediatamente io chiamai il dottor Ferri. Fu lui a notare che, oltre ai segni, aveva anche un livido sullo zigomo. Gli chiese come mai e Stefano rispose di essere caduto dalle scale. Si rifiutò di farsi visitare. Ferri gli somministrò una pillola per il mal di testa. Poi rientrò in cella. E dopo un’ora lo vennero a prendere i colleghi per portarlo a Regina Coeli”.

Commentando la possibilità che la procura di Roma riapra le indagini, Minichini dice:

“Io me lo auguro e mi auguro che possano trovare qualcosa. Sarebbe ora di allargare gli orizzonti. Non so perché finora la Procura non ha avuto lo stesso accanimento nei confronti dei carabinieri, che lo hanno arrestato e avuto in consegna prima di noi. Io non ho visto il pestaggio, se c’è stato io non c’ero. Quello che so per certo è che da noi non è successo niente. Lo dicono le sentenze, non lo dico io. Per quanto mi riguarda, quei segni sotto gli occhi potevano anche essere il risultato dell’eccessiva magrezza”.

Minichini chiede “giustizia”, “per la famiglia Cucchi e per la mia. Senza un colpevole agli occhi dell’opinione pubblica sarò sempre quello del caso Cucchi”.