Stefano Cucchi, richieste: “Assolvere agenti, punire medici”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Dicembre 2015 14:08 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2015 16:22
Stefano Cucchi, richieste: "Assolvere agenti, punire medici"

Stefano Cucchi, richieste: “Assolvere agenti, punire medici”

ROMA – I medici “colpevoli”, gli agenti “innocenti”. Si tratta di coloro che si occuparono di Stefano Cucchi prima della sua morte: il procuratore generale della Cassazione Nello Rossi ha chiesto l’annullamento con rinvio dell’assoluzione di cinque medici prosciolti in appello nel processo per la morte di Stefano Cucchi. Confermata invece l’assoluzione di un sesto medico. Il pg ha invece chiesto che sia confermata l’assoluzione di tre agenti di polizia penitenziaria.

In particolare il pg Rossi ha chiesto un nuovo processo per i medici del Pertini Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo in accoglimento del ricorso del pg di Roma Mario Remus in relazione all’accusa di omicidio colposo. Confermata invece l’assoluzione della dottoressa Rosita Caponetti già prosciolta per falso ideologico. Ad avviso del pg i cinque annullamenti con rinvio sono gli unici annullamenti possibili in base ai motivi di ricorso presentati dal pg.

“Non c’è alcun dubbio di natura oggettiva che le violenze subite da Stefano Cucchi sono state poste in essere in un arco di tempo che va dalla perquisizione notturna a casa dei genitori di Cucchi (dove Stefano è giunta ancora illeso) alla fine della sua permanenza a piazzale Clodio per la convalida del suo arresto”, ha detto Rossi nella sua requisitoria in Cassazione.  La morte di Stefano Cucchi è stato “un fatto di eccezionale gravità” perché il giovane “è sempre, dico ‘sempre’, stato nella custodia di uomini appartenenti a corpi dello Stato che legittimamente lo avevano arrestato e ne avevano limitato la libertà ma che proprio in ragione di questo potere avevano l’assoluto dovere di custodirne l’integrità fisica e di rispettarne la dignità”.

Il pg della Cassazione Nello Rossi ha chiesto ai giudici della V sezione penale della Cassazione di non “mettere una sorta di pietra tombale sulle cause della morte di Stefano Cucchi perché si formerebbe una sorta di improprio giudicato sulla inconoscibilità del decesso” e questo peserebbe anche sulle altre inchieste in corso su questa vicenda.

I referti dell’ingresso di Stefano Cucchi nella struttura protetta dell’ospedale romano ‘Pertini‘ “devono essere considerati come un capitolo clamoroso della sciatteria e trascuratezza della assistenza riservata a Cucchi al Pertini”. Lo ha sottolineato il pg della Cassazione Nello Rossi nella sua requisitoria all’udienza sulla vicenda di Stefano Cucchi. In proposito il pg Rossi osserva che “a fronte della estrema e vistosa magrezza del Cucchi al suo arrivo al Pertini (tale da costringere a praticargli le iniezioni di antidolorifico sul deltoide e con aghi più piccoli del normale) e delle sue condizioni di paziente fratturato e cateterizzato, all’esame obiettivo eseguito, dalla dottoressa Caponnetti poi assolta anche dal reato di falso ideologico perché ritenuta solo superficiale, il Cucchi risultava così descritto: condizioni generali buone, stato di nutrizione discreto, apparato muscolare tonico, apparato urogenitale con nulla da rilevare!”.

Rossi ha fatto presente che Cucchi pesava solo 34 chili. Il pg ha inoltre aggiunto che “dati come questi non possono semplicemente ‘sparire’ o essere relegati in secondo piano nel ragionamento del giudice di appello che nella sua motivazione deve farsi carico, se vuole ribaltare le conclusioni dei giudice di primo grado, di spiegare come possa essere ritenuta adeguata ed attenta l’accoglienza al ‘Pertini’ del paziente Cucchi che nonostante il suo stato complessivo e nonostante avesse il catetere inserito dal medico dell’ospedale ‘Fatebenefratelli’ viene qualificato all’ingresso come un soggetto in buono stato sul quale non c’è nulla da rilevare neppure in ordine all’apparato urogenitale”.

Ad avviso del pg Rossi andava valutato “anche il comportamento tenuto dalla Caponnetti anche per valutare gli standard di assistenza forniti al Pertini”. Ma per questa dottoressa Rossi non ha potuto chiedere un nuovo rinvio all’appello bis per mancanza sul punto di specificità del ricorso della Procura di Roma. Secondo Rossi dati di questo genere “non possono sparire quando si analizza la vicenda di un paziente morto dopo una settimana di ospedale”.