Caso Cucchi, Alfano: “Fu lui a chiedere di non avvertire i familiari”

Pubblicato il 3 Novembre 2009 13:18 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2009 17:03

cucchi-stefano«Prima di iniziare devo fare una premessa: Stefano Cucchi non doveva morire, si doveva evitare che morisse». Questo l’incipit del ministro Giustizia Angelino Alfano intervenuto in Aula al Senato nell’ambito dell’informativa del governo sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni morto sei giorni dopo l’arresto per spaccio di droga. «Ecco perchè – ha aggiunto – il governo è in prima linea per accettare la verità».

Il ministro poi ha spiegato il riserbo sullo stato di salute del ragazzo prima della sua morte: «Stefano Cucchi aveva chiesto, anche per iscritto, di non dare a nessuno notizie che riguardavano il suo stato di salute. Nemmeno ai suoi familiari. Per questo i medici non hanno dato le informazioni chieste né hanno incontrato i genitori del ragazzo.

Alfano ha sottolineato che «ai cittadini e alla famiglia Cucchi dovranno essere forniti tutti i dettagli della vicenda» e che se emergeranno comportamenti non corretti queste persone «saranno chiamate ad assumersi le proprie responsabilità».

Il Guardasigilli ha inoltre sottolineato che l’indagine della procura di Roma si sta muovendo su due filoni precisi: accertare se le lesioni sul corpo di Stefano Cucchi sono accidentali, e approfondire il problema della mancata alimentazione; senza dimenticare di capire come mai non c’è stato, dopo il processo per direttissima, un incontro tra il giovane e i suoi familiari.

Il ministro ha sottolineato che «tutte le nostre energie sono impegnate per accertare chi, anche con atteggiamento omissivo, abbia portato a questo tragico evento».

Intanto le indagini proseguono con ritmo serrato: al lavoro ci sono una squadra di quattro consulenti, un secondo pubblico ministero e una raffica di colloqui con tutti i protagonisti della vicenda.

Vuole vederci chiaro la Procura di Roma, che dal 2 novembre ha affiancato al pm Vincenzo Barba la collega Maria Francesca Loy.

Martedì 3 novembre, dopo un sopralluogo al carcere di Regina Coeli per ascoltare i detenuti che potrebbero aver avuto contatti con Stefano, i magistrati ascolteranno il primario della struttura protetta del nosocomio romano, dove il giovane è deceduto. Vogliono verificare, a quanto pare, se i medici erano tenuti o meno a somministrare l’alimentazione forzata.

Proprio contro l’ospedale romano che da due giorni si concentrano le critiche della famiglia del geometra. Anche oggi la sorella di Stefano, Ilaria, ascoltata dai magistrati insieme al padre Giovanni e alla madre Rita Calore, sebbene abbia escluso al momento la sua volontà di passare alle vie legali contro il nosocomio («è prematuro») ha comunque ribadito che da parte dell’ospedale «ci sono state grosse responsabilità».

Un punto sul quale domani si concentrerà l’attenzione dei pm, che stamattina, tra l’altro – oltre all’avvocato d’ufficio Giorgio Rocca – hanno sentito il pm Emanuele Di Salvo che ha partecipato all’udienza di convalida dell’arresto, celebrata da Maria Inzitari nei cui atti non risulterebbero richieste da parte dell’ospedale di sottoporre Cucchi all’alimentazione forzata.

In ogni caso bisognerà aspettare l’esito della consulenza basata sui documenti dell’autopsia, affidata oltre che a Dino Tancredi, anche agli esperti Paolo Arbarello, Luigi Cipolloni e Ozrem Carella Prada. La famiglia, anche se in questo momento non sembrano esserci gli estremi, si sarebbe comunque detta disponibile a riesumare la salma.