Cronaca Italia

Stefano Gabbana: “Non chiamatemi gay. Sono un uomo”

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Stefano Gabbana (Foto Ansa)

MILANO – Stefano Gabbana si racconta al Corriere della Sera: “Non voglio essere chiamato gay. Sono un uomo. E non voglio essere difeso dalle sigle e dalle associazioni gay: non ho fatto nulla di male”.

Lo stilista siciliano ha rilasciato a Michela Proietti una lunga intervista in cui non ha risparmiato critiche alla politica e alle cosiddette lobby gay:

“Non voglio essere chiamato gay, perché sono un uomo. Mi sembra incredibile che ancora oggi si usi questo termine: sono biologicamente un maschio: lo stesso vale per una donna, che è una donna punto e basta, al di là di tutto. La parola gay è stata inventata da chi ha bisogno di etichettare e io non voglio essere identificato in base alle mie scelte sessuali».

Gabbana, 55 anni, ha deciso di rifiutare la parola gay solo un anno fa:

“Ho pensato che essere un personaggio pubblico poteva aiutare a diffondere una nuova cultura, non più basata sui diritti gay, ma sui diritti umani. Prima che gay, etero o bisex siamo esseri umani. Le sigle spesso servono per difendersi, ma io non voglio essere protetto da nessuno, perché non ho fatto nulla di male. Sono semplicemente un uomo. Classificare crea solo problemi: cinema-gay, locali-gay, cultura-gay… Ma di cosa stiamo parlando? Il cinema, i libri e la cultura sono di tutti, anche se capisco che le lobby nascondo quando c’è bisogno di proteggersi da un clima avvelenato”.

Lui capì di essere omosessuale da piccolo, ma ne prese atto solo a 18 anni:

“Ero fidanzato con una ragazza di Sestri Levante, mi piaceva da morire. Poi mi è venuta a trovare un weekend a Milano e siamo andati a ballare. Guardavo più gli uomini di lei e allora mi sono detto: “non posso prenderla più in giro”. Lo sapevo da sempre, ma non avevo il coraggio di ammetterlo. Solo facendo un percorso di analisi ho capito cose della mia infanzia che erano dei segnali chiarissimi”.

Ai suoi genitori, però, non ha avuto il coraggio di dirlo direttamente.

 

“Mia madre ha saputo tutto dai giornali, quando ho rilasciato un’intervista a Sette: so di aver sbagliato a non parlare chiaro con lei. Ma era il gioco dei non detti: probabilmente faceva finta di nulla, vivevo da tempo con Domenico e non credo che pensasse che giocassimo tutto il tempo a Scala 40!”.

In ogni caso, quando l’ha saputo ha detto: “E ora come faccio con i vicini?”:

“Perché il problema è sempre quello lì, il giudizio degli altri, l’etichetta sociale”.

Nonostante si tratti di una questione sociale, secondo Gabbana la politica dovrebbe restarne fuori:

Meglio che non si occupi di questi temi, c’è solo strumentalizzazione. La politica ormai è puro interesse personale: come puoi pensare al sociale quando sei mosso da interessi privati? Bisogna lottare per i diritti umani e ho molta fiducia nella scuola: se alle elementari si insegna ai bambini che gli uomini rimangono tali a prescindere dal loro orientamento sessuale, faremmo già un bel passo in avanti”.

In ogni caso lui non si sposerebbe nemmeno se in Italia ci fosse il matrimonio per le coppie omosessuali:

“Non credo nel matrimonio, soprattutto in quello in Chiesa. Sono cattolico e mi chiedo: come faccio a giurare davanti a Dio che quel sentimento durerà tutta la vita? Ora diranno che sono anche contro le unioni, ma non è così. Però io non mi sposerei”.

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