Stefano, Marco e Antonio Maiorana, Rossella Accardo: “Uccisi dalla mafia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 settembre 2014 9:48 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2014 9:48
Matteo Messina Denaro in una ricostruzione al computer fatta dalla Polizia

Matteo Messina Denaro in una ricostruzione al computer fatta dalla Polizia

PALERMO –  Stefano Maiorana, 22 anni, e il padre, Antonio, 47 anni, imprenditore, sono scomparsi nel nulla lo scorso 3 agosto 2007.

Un anno e mezzo dopo, il 6 gennaio 2009, l’altro figlio, Marco, si è buttato dal settimo piano.

Ma cos’è successo a Stefano Maiorana e al padre Antonio? Perché Marco Maiorana si è ucciso? Secondo Rossella Accardo, mamma di Marco e Stefano ed ex moglie di Antonio, intervistata da TgCom, ha pochi dubbi:

“Onestamente penso che sulla scomparsa di Antonio ci sia la mano delle persone che lavoravano con lui. Il suo socio Dario Lopez, genero di Salvatore Bandiera proprietario del 50 per cento della società Calliope Immobiliare, non voleva cedere l’azienda al padre dei miei figli. Forse Antonio aveva provato a mettere in salvo la propria partecipazione, intestando la sua quota alla compagna, l’argentina Karina Gabriela André, e ricattando Lopez, magari con un video osé. Stefano è stato eliminato perché testimone scomodo di un alterco finito male. L’altro mio figlio, Marco non si è perdonato mai: i carabinieri scrivono che era plagiato da Karina e pur conoscendo la verità, non è riuscito a impedire la prima tragedia”. Il Gip e le forze dell’ordine per ora però non credono nella ricostruzione di Rossella Accardo.

All’appello mancano l’hard disk del computer di Antonio e un pc portatile.

“Di quell’hard disk scomparso – continua Rossella – i carabinieri del nucleo operativo sapevano da tempo, da quando erano arrivati nell’appartamento di via Arimondi dove la giovane argentina si era trasferita dopo la scomparsa del compagno: nel computer di casa, appartenuto all’imprenditore, mancava proprio il disco rigido. Un amico della André ha confessato di averlo smontato: ‘Ma non so che fine abbia fatto’, si è difeso”.

All’appello manca pure una busta sigillata, su cui c’erano delle firme: “Il 6 agosto 2007 Karina ce l’ha consegnata – hanno raccontato i genitori di Maiorana – dicendo che conteneva documenti che avrebbero potuto pesantemente danneggiare una persona. L’abbiamo nascosta in cantina. Il 19 agosto, se l’è venuta a riprendere”.

Dopo il suicidio di Marco Maiorana Rossella trova un suo appunto nascosto tra le pagine di un fumetto di Topolino: una nota in cui Marco aveva scritto di aver aiutato Karina a distruggere la memoria del pc del padre.

A quel punto la Procura di Palermo iscrive nel registro degli indagati per favoreggiamento la compagna del costruttore, l’argentina Karina André.

“Nel tempo – dice Rossella Accardo – ho scoperto, grazie alla lettura del fascicolo investigativo prodottoci dalla Procura, che l’uomo dal quale sono divorziata da oltre 25 anni si rapportava con il binomio stato-mafia per svolgere la sua attività di imprenditore. Parlava con i politici di turno, sia nazionali sia regionali, e con il referente mafioso del territorio. Per esempio a Castelvetrano cercò di agganciare il boss latitante Matteo Messina Denaro, attraverso il suo factotum in quella località. Concedeva favori ai politici perché snellissero le sue pratiche o le portassero avanti, per esempio perché gli dessero i permessi per costruzioni civili e alberghiere. Non solo bustarelle, anche prestazioni in natura. Sì, servigi sessuali di fanciulle compiacenti. I carabinieri hanno trovano anche video della signora argentina Karina che partecipava a orge, gang bang persino con sei uomini. Chi fossero quei sei non è dato saperlo. Foto e video però sono inequivocabili. Forse potevano esserci estremi per un ricatto. Antonio barattava sesso estremo e depravazione per affari. Sesso e orge erano per lui strumenti di lavoro”.

“Escludo allontanamento volontario – conclude la ex signora Maiorana. Immagino che ci sia stato un sequestro al cantiere dopo un alterco. Quando la discussione è degenerata, Lopez ha convinto Antonio e Stefano a spostarsi altrove per continuare a discutere. A tre minuti dal cantiere c’era un agglomerato industriale dove facevano anche mangimi per animali, e c’era un magazzino preso in comodato uso proprio da Lopez per portare materiali di risulta dal cantiere: isolato, tra gli alberi d’ulivo, a ridosso dell’autostrada, vicinissimo a Punta Raisi, perfetto per compiere due omicidi e occultare i corpi. Poi lui avrebbe portato la Smart in aeroporto per lasciarla lì”.