“Sto a casa per stress”: in Italia 30 milioni di assenze dal lavoro. Costo: 3 mld

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2015 10:51 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2015 10:52
"Sto a casa per stress": in Italia 30 milioni di assenze dal lavoro. Costo: 3 mld

“Sto a casa per stress”: in Italia 30 milioni di assenze dal lavoro. Costo: 3 mld

ROMA – Stare a casa per stress da lavoro. E’ un motivo di assenza molto frequente, in Italia ad esempio ogni anno si perdono 30 milioni di giornate di lavoro. Un costo da 3 miliardi di euro, ovvero più di quanto la Sanità deve risparmiare per risanare i conti pubblici secondo l’ultima manovra del governo.

I dati arrivano da uno studio della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso). Il risparmio si realizzerebbe, precisa la Fiaso, qualora fossero adottate in tutti i settori lavorativi le misure anti-stress che nelle Asl e negli Ospedali campione dello studio hanno portato a una riduzione del 30% delle giornate di malattia. Questo, dunque, è quel che potrebbe accadere migliorando il clima di lavoro in azienda, come hanno fatto appunto, per un campione di 65 mila lavoratori, 19 tra Asl e Ospedali che hanno partecipato al Progetto-Laboratorio Fiaso sul ‘Benessere organizzativo’. Oltre quattro anni di lavoro che è servito non solo a rilevare la percezione del fenomeno ma anche ad attivare degli ‘antidoti’. Che sono poi soprattutto condivisione di obiettivi e strategie e ambienti di lavoro più a misura d’uomo e di donna.

Come si riduce lo stress al lavoro? Tredici, sottolinea la Fiaso, sono i fattori antistress. Queste le 13 condizioni per scala di importanza in un range da 1 a 5 punti:

abilità (4,26);

capacità di utilizzo delle proprie risorse (4,20);

soddisfazione lavorativa (3,92);

capacità di fronteggiare gli eventi avversi (3,92);

chiarezza di ruolo (3,95);

condivisione degli obiettivi (3,77);

senso di comunità (3,58);

autodeterminazione (3,55);

identificazione organizzativa (3,49);

influenza dell’azienda sulle motivazioni rispetto agli obiettivi (3,42);

riconoscimento professionale (3,33);

capacità di conciliare vita lavorativa e privata (3,27);

tendenza ad evitare le criticità (2,56).