Stop a cure anche senza testamento biologico: decisione dei giudici sulla donna in coma

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 2 Ottobre 2019 20:53 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2019 20:53
Testamento biologico stop cure senza

Foto archivio ANSA

ROMA – Anche senza testamento biologico si può chiedere lo stop alle cure. Questa la decisione del giudice tutelare del tribunale di Roma che ha autorizzato l’interruzione delle terapie a una donna in coma che aveva espresso questa volontà, anche se solo a voce e non in un testamento biologico. La sentenza riconosce quindi la volontà del paziente e l’intervento del giudice tutelare sarà necessario solo se vi fosse opposizione da parte del medico a procedere.

Il provvedimento del Tribunale è stato emesso in merito al caso della signora B, 62 anni e in coma irreversibile dal dicembre 2017. Il suo compagno e amministratore di sostegno, P., ha spiegato che la donna davanti a situazioni simili aveva espresso sempre il desiderio di non vivere attaccata a una macchina e ora dopo due anni è immobile in un letto. 

Stop cure senza testamento biologico: la decisione del giudice

A raccontare la sentenza è il segretario dell’Associazione Coscioni, Filomena Gallo, che è anche il legale che ha seguito il procedimento in Tribunale: “L’amministratore di sostegno di un paziente può dunque richiedere l’interruzione delle terapie per quel soggetto se lo stesso paziente aveva già espresso in precedenza una volontà in tal senso, pur non avendo fatto un Testamento biologico. L’intervento del Giudice tutelare sarà necessario solo se vi fosse opposizione da parte del medico a procedere. La legge attuale prevede che l’amministratore possa chiedere lo stop delle cure ma solo in presenza di Testamento biologico del paziente, altrimenti la decisione è demandata comunque al giudice”. 

B., chiarisce l’Associazione Coscioni, “in passato ogni volta che veniva a conoscenza di casi di persone in stato vegetativo, dichiarava che se fosse accaduto a lei, mai avrebbe voluto proseguire i suoi giorni in quello stato. Convinzione che ha ripetuto tante volte a chi le era più vicino. Al suo compagno P., alla figlia, alle sorelle, al fratello, all’ex marito. Ne erano a conoscenza tutti coloro che facevano parte della sua sfera affettiva più intima, ma anche gli amici conoscevano le sue volontà. Persone che possono ricostruire le volontà di B., che oggi non può più esprimerle”.

Consapevole di tutto ciò, l’amministratore di sostegno, indicando tutte le persone che potevano favorire una ricostruzione del volere di B., ha presentato un ricorso al Giudice tutelare per poter procedere, previo il ricorso alle cure palliative e sedazione profonda, al distacco dai trattamenti.

Englaro: “Iniziamo a raccogliere i frutti”

Anche Beppino Englaro, papà di Eluana, ha commentato la sentenza: “In questo periodo iniziamo a raccogliere i frutti di anni e anni di battaglie. All’epoca di Eluana le tutele costituzionali già esistevano ma per vederle riconosciute impiegai oltre 15 anni. E trovai il deserto dal punto di vista della situazione culturale del Paese”.

Nel caso di Eluana, “ci mettemmo 15 anni e 9 mesi, ovvero 5.570 giorni: questo è stato il tempo tecnico per arrivare al giudice di legittimità, ovvero la Corte Suprema di Cassazione che stabilì nel 2007 che la autodeterminazione di Eluana non poteva incontrare un limite, anche se ne sarebbe conseguita la morte, con le premesse che la situazione fosse irreversibile e che rispecchiasse i suoi convincimenti”.

In questo caso, si tratta invece della prima volta che la legge sul biotestamento viene applicata per un paziente in stato vegetativo che quindi non aveva redatto un testamento biologico ma aveva solo espresso verbalmente la sua volontà al suo amministratore di sostegno.

Englaro ha poi concluso: “In questo caso  l’amministratore si è avvalso della legge 219 sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), entrata in vigore nel 2018. C’erano quindi tutte le premesse per procedere come è stato fatto. Il provvedimento del Tribunale di Roma ha fatto chiarezza sull’esercizio di questo diritto fondamentale all’autodeterminazione”. (Fonte ANSA)