Strage Bologna, c’è una 86esima vittima? I resti riesumati non sono di Maria Fresu

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Ottobre 2019 11:49 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2019 12:36
Strage Bologna, c'è una 86esima vittima? I resti riesumati non sono di Maria Fresu

La stazione di Bologna dopo la bomba (Foto Archivio Ansa)

BOLOGNA – Non sarebbero di Maria Fresu i resti riesumati il 25 marzo scorso, nell’ambito del processo contro l’ex terrorista dei Nar Gilberto Cavallini accusato di aver preso parte alla Strage di Bologna. E’ quanto rivela una perizia ordinata dalla Corte d’Assise di Bologna. Se le conclusioni venissero confermate, si aprirebbe l’ipotesi di una 86esima vittima della bomba, di cui nessuno ha mai reclamato il corpo.

L’esame del Dna riguarda un osso della mano e un lembo facciale ritrovati sotto un treno al primo binario della Stazione di Bologna. I resti, all’epoca tumulati insieme come appartenenti a Maria Fresu, il cui corpo si ritiene sia andato completamente disintegrato nell’esplosione, sono stati riesumati il 25 marzo scorso. I periti del tribunale hanno confrontato il Dna estratto con quello dei familiari più prossimi alla donna, il fratello e la sorella. E secondo indiscrezioni circolate su vari organi di stampa non ci sarebbe alcuna correlazione. 

Ma i familiari delle vittime si affrettano a smentire eventuali speculazioni. “La presunta 86esima vittima è una fantasia da parte di chi vuole ostacolare la verità”, spiega il presidente dell’Associazione parenti delle vittime, Paolo Bolognesi. Anche se le indiscrezioni sulla perizia genetica venissero confermate – è il ragionamento – e cioè venisse appurato che i resti non appartengono a Maria Fresu ma ad altre due donne, non si potrebbe comunque parlare di 86esima vittima dell’attentato. Per Bolognesi “non sposta niente riguardo al processo. Per dire che è l’86/a vittima bisognerebbe fare l’analisi di tutti i Dna, e poi valutare”, ha spiegato.

Proprio ieri la perita Elena Pilli ha chiesto alla Corte di assise, che sta processando Gilberto Cavallini, altri 7 giorni per poter concludere la relazione, che non è quindi ancora depositata. “Bisogna considerare – aggiunge Bolognesi – che non stiamo parlando di un incidente stradale. C’è stata un’esplosione, poi il trasporto in autobus. I resti possono essersi mescolati”. “Per noi – conclude  – l’unico problema è il tormento dei familiari di Maria Fresu, a cui va tutta la nostra solidarietà. Diventa difficile, dopo 40 anni, accettare che sei andato a pregare sulla tomba di un morto che non è il tuo”.

Per la difesa di Cavallini, invece, se fossero confermate le indiscrezioni sul fatto che i resti riesumati non appartengono a Maria Fresu “sarebbe un elemento importante per il processo perché si potrebbe pensare all’esistenza di una 86esima vittima, mai identificata e soprattutto mai reclamata”, sottolinea l’avvocato Alessandro Pellegrini, uno dei difensori dell’ex Nar. “Si dovrebbe rispondere a domande – ha concluso il legale – che aprono scenari diversi rispetto a quelli rappresentati dalla struttura accusatoria del processo”.

Per gli avvocati Andrea Speranzoni, Roberto Nasci e Alessandro Forti, legali di parte civile per i familiari delle vittime “il Collegio di parte civile non può commentare una perizia che non è ancora stata depositata e il cui contenuto è ad oggi sconosciuto”.

“A nostro avviso il problema non sarà in ogni caso il contenuto e l’analisi peritale, con cui siamo pronti in ogni caso a misurarci; il problema è piuttosto la tempistica delle indiscrezioni e il quadro generale di quello che si sta muovendo fuori dal processo”, aggiungono. “A noi – concludono – interessa però solo il processo. Concentreremo dunque la nostra attenzione sulla memoria difensiva relativa ai covi Nar di Via Gradoli e alla documentazione relativa a società immobiliari riconducibili al Sisde che in quella via di Roma gestivano numerosi immobili e sull’importante testimonianza di Vincenzo Vinciguerra”.

Fonti: Ansa, Agi