Cronaca Italia

Strage di Bologna, Fioravanti: “Sto incontrando i parenti delle vittime dei Nar, ma la bomba alla stazione non la misi io”

fioravanti mambro

Francesca Mambro e Valerio Fioravanti

Valerio Fioravanti, ex terrorista di estrema destra e leader dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), ha parlato della strage di Bologna nel giorno del trentennale: ”Gli 85 morti della stazione, di cui non sentiamo la responsabilità, hanno oscurato e fatto dimenticare le nostre vittime”. Intervistato da Repubblica, Fioravanti, condannato per la strage di Bologna insieme alla moglie Francesca Mambro, vuole ricordare anche le 33 vittime dei Nar: ”Voglio incontrare i parenti di quelli che ho ucciso con le mie mani”.

Fioravanti ha detto che si è trattato di ”colloqui riservati e privati. Quattro o cinque per ora, ma la mia intenzione è parlare con tutti. E a tutti chiedere perdono”. La Mambro ha invece riferito che, ”pur non sentendoci colpevoli, abbiamo incontrato anche la sorella di una persona morta a Bologna, Anna Di Vittorio: è stato un incontro profondo perché lei ha voluto andare oltre i dubbi lasciati dalle sentenze. Per parlare di pacificazione”.

Fioravanti poi ha criticato lo scarso peso dato dai giornali alla strage di Bologna: “Occupa una pagina dei giornali il due agosto. Ma il giorno dopo cala l’oblio sulla strage di Bologna fino all’anno successivo. Io, invece, voglio che la riflessione sulla strage sia fatta ogni giorno per arrivare alla revisione del processo. Mi sono assunto la responsabilità delle vittime dei Nar, perché mai non avrei dovuto avere il coraggio di rivendicare anche quelle di Bologna?”.

Infine Fioravanti ha concludo: ”Al di là delle responsabilità come Nar, che ci rendono meritevoli delle relative punizioni, di fronte a una stazione ferroviaria saltata per aria, la risposta dello Stato italiano, attraverso la magistratura bolognese, è stata: ‘Non si sa chi materialmente abbia messo la bomba, non si conoscono mandanti nè movente nè si ha notizia della provenienza dell’esplosivo. Si sa solo che a metà della catena di comando c’erano un ragazzo e una ragazza di 22 anni provenienti da Roma. Ai quesiti irrisolti, dice la sentenza, sarà data risposta con indagini successive’. Sono passati 15 anni, ma ancora oggi non si conoscono mandanti, movente, esecutori e provenienza dell’esplosivo. E’ una sentenza rimasta appesa al vuoto”.

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